Il nostro tutto è troppo pieno…[a proposito di Padre Pio…]

padrepio3“Una cosa sola ti manca…”. Pare di sentirlo San Pio.  L’insegnamento che ci viene dalla sua vita è un continuo porci due domande: “che cosa ci manca? e ancora “e come accorgercene che ci manca qualcosa?.
Partiamo dal come. Il Vangelo di questa domenica ci dice: “Gesù fissatolo, lo amò”, quante volte e per quanta gente lo sguardo del nostro Santo hanno fissato le persone e da lì è nato quell’amore?
Se voglio sapere che cosa mi manca, devo collocarmi sotto questo sguardo, permettere che mi interroghi, mi faccia scoprire la mia vera povertà. Troppo spesso, si in campo materiale come in quello spirituale, si è portati a paragonarsi agli altri, con la conseguenza di cadere nell’invidia o in goffi tentativi di imitazione.
Devo, invece, sull’esempio di padre Pio pormi unicamente davanti a Lui, evitando altri confronti. Soltanto uno sguardo di amore come il Suoi si svela a me stesso. Quando Gesù mi fissa negli occhi, in quel modo, allora prendo coscienza del mio vuoto. Un vuoto pieno di vanità, sciocchezze, distrazioni, sciocchezze. Un vuoto che va “svuotato” per diventare capace di accogliere tutto.
Lo sguardo del Maestro, più che farmi accorgere di ciò che non ho, mi rivela ciò che non sono. Non sono le cose che mi mancano, neppure in campo religioso, quelle sono anche troppe. Mi manca la “perdita”.
La scoperta di ciò che ci manca è possibile, inoltre, attraverso la luce e, soprattutto, la forza della Parola. Noi talvolta preferiamo una Parola spenta, decorativa, oggetto semplicemente di studio e di possesso. Una Parola che rimanga depositata in superficie. Invece è una Parola “viva e efficace” come ci ricorda la seconda lettura agli Ebrei. Collocandoci nella prospettiva dell’amore del Signore, espresso dal suo sguardo, e alla luce tagliente come un laser della sua Parola, siamo allora in grado di rispondere alla seconda domanda: che cosa mi manca in realtà? Prima di tutto ci mancano talvolta lo spirito di sapienza e la prudenza. Prudenza e sapienza che non sono una conquista, un acquisto ma sono un dono, perciò è necessario chiederle per riceverle. Il dono presuppone da parte nostra una scelta precisa, una preferenza. Non possiamo mettere la sapienza accanto ad altre cose. La sapienza ci obbliga a relativizzare tutto il resto, e qui Padre pio ce lo insegna con la sua vita. Non è possibile accogliere la sapienza se non si compie un’operazione radicale di sgombero.
Il vangelo, infine, come dal resto la vita consumata tra queste mura del Santo di Pietrelcina, ci fa capire che possiamo avere tante cose, ma ci manca il centuplo. Gesù non ci paga esclusivamente in monete celesti, in gloria eterna, magari firmandoci un assegno post-datato, pagabile alla cassa dell’eternità. Ci dà qualcosa già nel nostro presente, mentre siamo ancora quaggiù. Le sue promesse hanno pure una validità oggi. Questo “qualcosa” rappresenta il centuplo di tutto ciò che siamo disposti a lasciare. Tutto inizia già sulla terra. I conti Dio li salda, almeno in quella parte che è il centuplo, senza attendere la fine, la scadenza ultima. Bisogna, però, ben prima della morte, acconsentire alla morte. C’è una bella differenza tra il “tutto” reclamato d a Pietro e il “tutto” del Signore. Il “tutto” del Signore, è ben diverso dal nostro. Quando Lui ci assicura che avremo tutto, quel tutto include veramente ogni cosa, compreso anche ciò che non osiamo neppure sperare.
Uno sguardo, degli sguardi che vengono donati a ciascuno di noi, allora come oggi. Uno sguardo di Dio, lo sguardo tenero di padre Pio. Sguardi poveri e deboli. Sguardi che non hanno altra forza se non caricare ciascuno di noi di amore. Buona Giornata!

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