Luce e Finestre…. (Omelia Solennità Tutti i Santi)

Bricciole VangeloNei giorni scorsi una coppia di amici mi ha fatto visita accompagnati dalla figlia, la piccola Veronica, una bambina sveglia!. Accolti nel piazzale della Chiesa, mi sono preoccupato di fare vedere la Chiesa prima da fuori e poi all’interno. La piccola Veronica che stringeva la mano di Roberto suo padre, vedendo le nostre grandi vetrate disse al papà: “Papà guarda, ma quelle finestre sono sporche, non hanno per niente un bell’aspetto”.Il padre non rispose, prese Veronica per mano ed entrò con la mamma nella chiesa.
Dentro, le finestre che da fuori sembravano sporche e rovinate, apparvero improvvisamente luminose, e risplendevano di colori bellissimi. La piccola Veronica rimase a bocca aperta e si mise a guadare attentamente le nostre finestre.

Pensate la fortuna, nel rosone centrale un raggio di luce illuminava il disegno della Madonna attorniata da una moltitudine di santi. “Papà, chi sono quelli?”, chiese Veronica. “Quello e gli altri sono dei Santi”, rispose il padre.
Nei giorni seguenti mi giunse una telefonata della mamma. Mi riferiva di un episodio successo e riguardante la piccola Veronica.
Nell’ora di religione, la maestra della piccola chiese “Chi di voi è capace di dirmi cos’è un Santo o una Santa?”. Ci fu un grande silenzio e ad un certo punto la piccola Veronica alzò la mano e disse: “Io lo so. Un santo è una persona attraverso la quale splende il sole!”.
Ecco una risposta, banale ma che giunge per tutti noi: un Santo, e oggi festeggiamo tutti i Santi, è una persona attraverso la quale splende il sole!
Il santo, in sé, anche se fisicamente lui non è un grande cosa, in realtà è una grande cosa. Come una delle tante nostre finestre che in sé non è una grande cosa, eppure è una grande, grandissima cosa. La finestra è luce. Quando non c’è la luce, se vuoi guardate le finestre, sarebbe meglio magari non vederle. Pensate, addirittura è migliore un muro, un muro dipinto è migliore di una finestra, perché una finestra senza luce non ha senso.
Vi siete mai chiesti: che cosa siamo noi uomini? Dovremo essere come una finestra: senza Dio noi siamo soltanto ferro e vetro; muscoli, ossa, con Dio noi siamo tutto, noi diventiamo luce.
Questa è la prima immagine. Ma poi ci vuole il segreto per fare questo. Come faccio io ad essere una finestra? Come è possibile che il Sole, Dio, passi attraverso di me? Che cosa devo fare perché la mia finestra non sia legata al buio?
In questi giorni mi è capitato di leggere attentamente la lettera pastorale del nostro vescovo Francesco “Impariamo le preghiere”, in esso leggo “quando parliamo, faceva riferimento alla preghiera vocale, rispondiamo a una parola che ci è stata rivolta, siamo introdotti in una conversazione che è già cominciata senza di noi… Non è la santità della nostra vita che ci permette di stabilire un rapporto con il Signore, al contrario è il nostro legame a Lui che contrassegna la nostra vita nella santità”. Bene, sapevo già che la preghiera è la forza di Dio. da questa festa di oggi posso aggiungere e dire che la preghiera è la luce di Dio. Sono sua luce se prego, sono la sua finestra se prego.
Per essere la finestra di Dio e avere la sua luce dobbiamo pregare, ma questa luce non ce la possiamo tener per noi: continuano a splendere ad essere luce, nella maniera ci consumiamo per gli altri.

Ricordo dei nostri Morti. Le indulgenze

IndulLa ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. E’ ciò che esprimiamo con il termine suffragio, parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare. In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze. In particolare su questa pratica, ultimamente un po’ trascurata, vogliamo soffermare il nostro pensiero.

Che cosa sono le indulgenze? Leggiamo dal catechismo la definizione. L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele debitamente disposto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi. Al di là del linguaggio, sempre piuttosto tecnico nelle formulazioni ufficiali, cerchiamo di tradurre il tutto in termini più semplici. La teologia cattolica insegna che ogni nostro peccato ha una duplice conseguenza genera una colpa e comporta una pena.

Mentre la colpa, che possiamo concepire come la rottura o il deturpamento dell’amicizia con Dio, è rimessa dall’assoluzione sacramentale nella confessione, (attraverso la quale Dio cancella l’offesa ricevuta), la pena permane anche oltre l’assoluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di una castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avviene nel codice penale per i reati commessi contro la legge degli uomini. La pena di cui parliamo è una conseguenza che deriva dalla natura stessa del peccato, che oltre ad essere offesa a Dio è anche contaminazione e corruzione dell’uomo. I nostri peccati infatti rendono sempre più faticoso ricostruire l’amicizia con Dio e superare quella inevitabile inclinazione al male che permane anche dopo la remissione sacramentale, come conseguenza del peccato stesso. Semplificando, pensiamo ad una ferita: anche dopo che ha smesso di sanguinare continua a darci dolore, ed è un punto debole: basta un piccolo urto perché riprenda l’emorragia. Il nostri corpo deve faticare per ricostruire il tessuto nella sua integrità e solo allora possiamo dirci veramente guariti. Il peccato è una ferita dell’anima e anche dopo il nostro pentimento e l’assoluzione sacramentale rimane come una debolezza, siamo più fragili, più soggetti a ricadere proprio dove siamo già caduti, rischiamo che quella ferita non pienamente rimarginata, si riapra proprio nello stesso punto. Le indulgenze che possiamo acquistare anche per noi stessi (esempio il perdono d’Assisi o le indulgenze dell’Anno Santo) sono come un medicamento cicatrizzante, ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Pensiamo ancora cosa avviene quando l’amicizia tra due viene infranta. Essa si ricostruirà ma con fatica; anche dopo che l’offesa è stata perdonata, rimane come una difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non si rimuovono completamente le cause e i ricordi del litigio. Ora noi non possiamo certamente dubitare della volontà di Dio di riammetterci alla sua piena comunione, ma dobbiamo dubitare delle nostre capacità a staccarci completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lungo cammino di conversione e di purificazione. La pena temporale non è quindi da concepire come una vendetta di Dio ma come il tempo necessario a noi per rigenerare la nostra capacità di amare Dio sopra ogni cosa. Questa pena temporale esige d’essere compiuta in questa vita come riparazione, o in Purgatorio come purificazione. Nel cammino terreno il cristiano dovrà quindi vedere come mezzi di purificazione, che facilitano il cammino verso la santità: le varie prove e la sofferenza stessa, l’impegno nelle opere di carità, la preghiera, le varie pratiche di penitenza e, non ultimo, l’acquisto delle indulgenze.

Ma poiché difficilmente possiamo presumere che in questa vita riusciremo a giungere a quella perfezione che ci permetterebbe di essere, immediatamente dopo il nostro trapasso, ammessi alla piena comunione con Dio, la Giustizia Divina prevede un tempo di purificazione anche dopo la nostra morte, in quella particolare condizione, (tradizionalmente chiamata Purgatorio), nella quale si troverà la nostra anima al termine del nostro esilio terreno e in attesa di giungere alla piena comunione con Dio. Leggiamo ancora nel Catechismo: “Coloro che muoiono nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della propria salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio”:

La comunione dei Santi:  è a questo punto necessario introdurre un altro elemento importante per la comprensione delle indulgenze che applichiamo ai nostri defunti. In questo cammino di perfezione e di purificazione non siamo soli, ma come i rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo infatti la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e come offerta a Padre, produce frutti di bene a favore di tutti. Dice il Catechismo: “Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa. Noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere.”

In questo contesto possiamo affermare l’importanza delle preghiere di suffragio e le indulgenze con le quali soccorriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi della loro purificazione. Consideriamo quindi un’opera altamente meritoria ricordare coloro che ci hanno fatto del bene, continuare a sentirci a loro vicini e solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. E ancora più meritevole appare poi la preghiera rivolta a Dio per le anime più abbandonate e più bisognose delle sua Misericordia, quella devozione alle Anime Sante del Purgatorio che purtroppo sopravvive solo nelle persone più anziane. Non è da ritenersi cosa superata l’applicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto direttamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attualmente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che “ci accolgano un giorno nelle dimore eterne”.

Grazie CHIOGGIA!

CIAOCarissimi amici, in questi lunghi giorni che sono trascorsi dalla mia decisione di lasciarvi, le molteplici attestazione di sincera amicizia, di riconoscenza e di affetto da parte di alcuni di voi, ma anche le critiche, le accuse di tradimento, ho avuto modo di pensare, pensare a ciò che ci ha unito e diviso, a ciò che ha provocato un sorriso o un sogghigno di rabbia, e vorrei condividere con ciascuno di voi questi pensieri. Ci sono poche parole che fanno la reale storia della nostra vita e fra queste certamente possiamo ricordare il SI’ e GRAZIE. Carissimi, se noi guardiamo la nostra vita vissuta fino a questo momento, sicuramente troverete dei SI detti che segnano come una traccia un cammino. Ogni SI è lo specchio della nostra rassegnazione o della nostra gioia di vivere, del nostro arrenderci o della nostra capacità di lottare. Forse gli unici SI che non ci pentiamo mai di aver detto sono quelli pronunciati nelle gioie o nelle lacrime. Sono questi si che ci fanno camminare e crescere nella vita anche se pronunciati ad età adulta come la mia. Eppure dire sì non è facile. Intorno a noi e in noi ci accorgiamo di sì detti senza saperli dire, che possono fare della vita un cammino faticoso o sbagliato. Non è facile anche perché, dire sì, suppone sempre dire anche dei no. E dire no significa negare le tante cose belle, buone e giuste che la vita quotidianamente offre, ma saper scegliere fra queste ciò che è più bello, più giusto, più buono per la mia vita. E tutti questi sì, le ho pronunciati in questi miei anni vissuti tra di voi, in quest’anno vissuto a vostro servizio. Ma questa celebrazione eucaristica che insieme offriamo al Padre Celeste, mi permette di ricordare una seconda parola che rende reale, concreta ogni vita: il Grazie. Una parola che rende apparentemente piccolo, disarmato colui che la pronuncia, ma che in realtà rappresenta il passaggio obbligato per crescere per trasformare un dono ricevuto in cambiamento concreto! Un anno è un temo breve, un tempo che non può dire ne un prima né un dopo in termini di esperienze di incontri di reciproca conoscenza. Ma rappresenta, come per la vita di un nascituro, una tappa fondamentale: in quell’anno di gravidanza il bimbo si forma nelle sue parti fondamentali, nei suoi organi vitali. Un tempo che come ci dicono gli esperti, si voglia o no, segna l’esistenza di ciascuno di noi. E così lo è e lo sarà per me, per l’esperienza vissuta tra di voi! Grazie a voi tutti, grazie per avermi permesso di “nascere” come sacerdote, come educatore cristiano. Grazie per avermi permesso di sperimentare la bellezza dell’amicizia, dell’accoglienza del dono! Me ne andrò nella terra martoriata dal terremoto del 2012 in Emilia dove mi attende un lavoro in una comunità di 8 mila anime… Io, Voi tutti miei cari siamo pellegrini, pellegrini in cerca di felicità bisognosi di amore, da ricevere ma anche da donare, io poiché da voi ne ho ricevuto tanto di amore sento la necessità di donarlo a questa gente che come voi ha diritto a ricostruire un’esistenza….. Carissimi abbiamo un solo e unico tempo per amare, un solo e unico tempo per “ricevere” e per dare, e un solo meraviglioso tempo per VIVERE e quel tempo è adesso! Non si costruisce nulla e non si vive con i se e con i ma, che in questo momento sembrano riempire la bocca di molti che demotivati e delusi si sentono traditi, abbandonati! No la fedeltà del Signore è per sempre, nonostante scelte più o meno condivise. Si compia, si compiano percorsi, strade, percorsi di vita autenticamente cristiani in questa consapevolezza! Seguiamo, seppur lontani fisicamente, l’invito di Papa Francesco: Metti Fede e la vita avrà un sapore nuovo, la vita, la tua vita avrà una bussola che indica sempre la direzione; Metti SPERANZA e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro ma luminoso, per te e per chi ti sta accanto; METTI AMORE e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrati tanti amici che insieme a te camminano con coraggio! Mettiamo FEDE, mettiamo SPERANZA, mettiamo AMORE nella consapevolezza di essere pellegrini in cerca del volto radioso del Maestro: E se ci venisse la tentazione di ritenerci indispensabili, assolutamente necessari per affrontare difficoltà, perplessità che la vita anche della nostra comunità ci pone, non prendiamoci troppo sul serio e vi invito a ripetere la preghiera, la massima di san Filippo Neri, quando usciva ogni giorno dalla sua casa: “Signore mio non ti fidare di me… ”.

Perché Confessarsi? (1)

figliol_prodigoFra le tante domande che vengono poste ad un sacerdote, una su tutte, specie quando si entra in confidenza con una persona, è : «Perché confessarsi?» o «Perché confessarsi da un sacerdote uomo come me e non farlo direttamente con Dio?», o ancora. «perché parlare di cose mie di cui ho vergogna perino con me stesso, a qualcuno altro che è peccatore come me?».

Ma la domanda ancora più radicale è la seguente: «Esiste veramente il peccato o è solo un’invenzione dei preti, della Chiesa per tenerci buoni?».

E’ meglio sgombrare ogni e qualsivoglia approssimazione: il peccato c’è e non solo E’ MALE ma FA MALE… Chi crede nell’amore divino percepisce come il peccato sia amore ripiegato su se stesso, ingratitudine di chi risponde all’amore con l’indifferenza e il rifiuto. Questo rifiuto, si badi bene, ha conseguenza si voglia o no non solo su chi lo vive, ma anche per coloro che ci stanno accanto, producendo dei condizionamenti, che a loro volta generano un escalation di errori su errori, di peccati su peccati….

Ma non è giusto nemmeno dire che tutto è cattivo e il bene è un optional… E’ vero il contrai o e cioè che il bene c’è ed è molto più grande del male, che la vita è bella e che vivere da persone giuste, in amore e con amore, vale sempre la pena!

E’ questa l’esperienza prima della misericordia di Dio che facciamo innanzitutto in noi stessi e che vediamo risplendere in tante persone che ci stanno accanto.

Perché allora confessarsi da un Sacerdote, e non direttamente con Dio?

Attenzione, è sempre a Dio che ci si rivolge quando ci si confessa. Perché sia necessario farlo tramite un sacerdote ce lo fa capire Dio stesso, quando scelse di inviare Suo Figlio, quindi Dio, nella nostra carne. Egli, Dio, dimostra di volerci incontrare mediante un contatto diretto, che passa attraverso segni e linguaggi “propri” della condizione umana.

Come Lui è uscito da sè, dalla sua condizione di figlio di Dio, per a,more nostro ed è venuto a toccarci  con la sua carne, così noi siamo chiamati ad uscire da noi stessi per amore Suo e andare con umiltà e sincerità da chi può darci il perdono in nome Suo con la parola e il gesto.

La confessione dinnanzi a un Sacerdote, che come te è fatto di carne e che come te è peccatore, è tutt’altro cosa che farlo nel segreto del cuore, dinanzi a carne come la tua, potrai verificare se a toccarti è stata la grazia di Dio o la tua “emozione”, se a perdonarti sei stato “TU” o è stato Lui per la via che Lui ha scelto….

E’ Lui da Risorto che ha detto ai suoi discepoli: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22s).

La confessione, che a me piace chiamare festa del perdono, è l’incontro col perdono divino. offertoci in Gesù e trasmessoci mediante il ministero della Chiesa. In questo segno efficace-sacramento ci viene offerto il volto di un Dio esperto, unico, di chi siamo che si fa vicino con tenerissimo amore… Di questa vicinanza abbaino immenso bisogno, basta guardare alla nostre semplice esistenza: ognuno di noi vive e convive con le proprie debolezze e per quanto si possa desiderare di fare il bene, le nostre miserie ci espongono continuamente al rischio di cacare intestazione….nel fare il male!

Paolo ce lo ricorda con la sua personale esperienza: «C’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di farlo, infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm ,18s)

Come accede, spesso per le esperienze d’amore, anche l’alleanza, l’amicizia col Signore va rinnovata sempre: la fedeltà è l’impegno sempre nuovo del cuore che si dona e accoglie l’amore che gli viene donato. (1 – continua)

Dio e il Mondo…. (XXIX Domenica TO)

Bricciole Vangelo

Il Vangelo di questa domenica ci pone dinnanzi forse l’immagine più bella di Gesù: Gesù IL VERO…IL SINCERO… uno che non guarda in faccia nessuno e insegna nella verità!

Attenzione non è un Gesù politico, è un Gesù che proprio perché è Figlio del Padre e agisce nello Spirito, si dona a tutti indistintamente.

È una Lezione che facciamo fatica a comprendere, ma che ci sprona ad essere come cristiani, un po’ simili a Lui. Forse un po’ meno preoccupati ed interessati al giudizio degli altri, di ciò che gli altri pensano di ciò che hai fatto.

Questo Gesù parla, predica, vive nella verità. La domanda posta da chi contava, circa la necessità di pagare le tasse è una domanda aperta e che si presta a parecchi equivoci.

E’ chiaro che Gesù non parli di politica o di governo o di tasse. Gesù sta parlando di priorità. Sta chiedendo a ciascuno di noi di guardarsi e di riflettere su ciò che ciascuno mette al primo posto. Sta chiedendo di rivedere la lista degli impegni per vedere a che posto abbiamo collocato la sua Parola, la sua vita, la vita della Chiesa.

La questione quindi non è “O Dio o il mondo”. Non il mondo l’ha creato Dio, il cristiano non deve scegliere o Dio o il mondo ma scegliere di mettere in giusto rapporto queste due realtà.

Settimana scorsa ho celebrato un matrimonio e chiedevo agli sposetti: “Ma voi, quando avete deciso di sposarvi dove siate andati per prima cosa? Al negozio dei mobili?, e loro mi hanno risposto “No siamo andati a cercare casa…”

E poi che avete fatto? Bah fortunatamente avendo qualche soldino l’abbiamo comprata e poi abbiamo visto che bisognava rimetterla in sesto e abbiamo cominciato a prendere le misure e poi siamo andati a prendere i mobili. Certi mobili che desideravamo non ce li avremmo mai potuti mettere; è stata la casa che ha determinato quali mobili prendere.

Capite? Solo dopo che ha scelto la casa, che hai messo su casa, solo dopo che hai preso le misure di questa casa, sai che cosa puoi mettere dentro. Prima no! E così è nel nostro rapporto con Dio!

Solo dopo che abbiamo messo su casa con Dio, solo allora noi abbiamo le misure per sapere che cosa mettere dentro, solo dopo che noi abbiamo dato nella nostra vita il giusto peso a Dio possiamo sapere quelle peso possono avere le cose di tutti i giorni.

Concludendo veniamo alla nostra vita… Da buoni cristiani, scendiamo nella vita di tutti i giorni…

Per esempio quando vi svegliate alla mattina affrettatevi a mettere su casa con Dio, perché uscendo di casa voi saprete dove mettere tutte le cose che vi succederanno durante il giorno, e la mattina vi confido un segreto che voi però sapete meglio di me, per mettere su casa con Dio ci vogliono due o tre minuti, pochissimo. Ad un cuore veramente aperto a Dio bastano due o tre minuti per metter su casa con Lui, e poi durante il giorno saprete cosa dove farci con il denaro, cosa dovete fare con quell’amico che avete incontrato.

Allora chiediamo al Signore, per i primi tre minuti di ogni giorno della prossima settimana, di afre in fretta a mettere su casa con Dio: sapremo dare, durante la giornata, a Cesare, solo quello che gli spetta!