Dio e il Mondo…. (XXIX Domenica TO)

Bricciole Vangelo

Il Vangelo di questa domenica ci pone dinnanzi forse l’immagine più bella di Gesù: Gesù IL VERO…IL SINCERO… uno che non guarda in faccia nessuno e insegna nella verità!

Attenzione non è un Gesù politico, è un Gesù che proprio perché è Figlio del Padre e agisce nello Spirito, si dona a tutti indistintamente.

È una Lezione che facciamo fatica a comprendere, ma che ci sprona ad essere come cristiani, un po’ simili a Lui. Forse un po’ meno preoccupati ed interessati al giudizio degli altri, di ciò che gli altri pensano di ciò che hai fatto.

Questo Gesù parla, predica, vive nella verità. La domanda posta da chi contava, circa la necessità di pagare le tasse è una domanda aperta e che si presta a parecchi equivoci.

E’ chiaro che Gesù non parli di politica o di governo o di tasse. Gesù sta parlando di priorità. Sta chiedendo a ciascuno di noi di guardarsi e di riflettere su ciò che ciascuno mette al primo posto. Sta chiedendo di rivedere la lista degli impegni per vedere a che posto abbiamo collocato la sua Parola, la sua vita, la vita della Chiesa.

La questione quindi non è “O Dio o il mondo”. Non il mondo l’ha creato Dio, il cristiano non deve scegliere o Dio o il mondo ma scegliere di mettere in giusto rapporto queste due realtà.

Settimana scorsa ho celebrato un matrimonio e chiedevo agli sposetti: “Ma voi, quando avete deciso di sposarvi dove siate andati per prima cosa? Al negozio dei mobili?, e loro mi hanno risposto “No siamo andati a cercare casa…”

E poi che avete fatto? Bah fortunatamente avendo qualche soldino l’abbiamo comprata e poi abbiamo visto che bisognava rimetterla in sesto e abbiamo cominciato a prendere le misure e poi siamo andati a prendere i mobili. Certi mobili che desideravamo non ce li avremmo mai potuti mettere; è stata la casa che ha determinato quali mobili prendere.

Capite? Solo dopo che ha scelto la casa, che hai messo su casa, solo dopo che hai preso le misure di questa casa, sai che cosa puoi mettere dentro. Prima no! E così è nel nostro rapporto con Dio!

Solo dopo che abbiamo messo su casa con Dio, solo allora noi abbiamo le misure per sapere che cosa mettere dentro, solo dopo che noi abbiamo dato nella nostra vita il giusto peso a Dio possiamo sapere quelle peso possono avere le cose di tutti i giorni.

Concludendo veniamo alla nostra vita… Da buoni cristiani, scendiamo nella vita di tutti i giorni…

Per esempio quando vi svegliate alla mattina affrettatevi a mettere su casa con Dio, perché uscendo di casa voi saprete dove mettere tutte le cose che vi succederanno durante il giorno, e la mattina vi confido un segreto che voi però sapete meglio di me, per mettere su casa con Dio ci vogliono due o tre minuti, pochissimo. Ad un cuore veramente aperto a Dio bastano due o tre minuti per metter su casa con Lui, e poi durante il giorno saprete cosa dove farci con il denaro, cosa dovete fare con quell’amico che avete incontrato.

Allora chiediamo al Signore, per i primi tre minuti di ogni giorno della prossima settimana, di afre in fretta a mettere su casa con Dio: sapremo dare, durante la giornata, a Cesare, solo quello che gli spetta!

Alla luce degli occhi di Dio.

Di ritorno da un bellissimo e intensissimo pellegrinaggio, mi è venuta spontanea una domanda, che pari, pari giro a ciascuno di voi: che cosa è la nostra vita da cristiani?
È opinione comune che sia possibile vivere umanamente bene anche senza un riferimento esistenziale a Dio, si vive e si può vivere senza la fede, senza morale che faccia riferimento al nostro Battesimo…
Al pretino di turno, che tastata gente incontra, gli viene detto senza tante remore: il non credente vive bene ugualmente! Ma è proprio a partire da questa affermazione che dobbiamo riconoscere non solo la consapevolezza di essere credenti, ma ancor prima quel desiderio di appartenere a Cristo che è lo Spirito di Dio in noi.
È strano ma non sempre viviamo la presenza dello Spirito in noi, e questo non semplicemente per il peccato, ma per mancanza di fede: non abbiamo fede!
Abbiamo ridotto lo Spirito a un qualcosa di apparente, senza riconoscerne e percepirne una sua reale presenza.
Ma la questione è ben più seria: lo Spirito è Dio! Esso si dona nell’annuncio, nella predicazione e non solo nel rispetto delle “regole”, di scelte più o meno razionali rispetto ai contenuti del nostro essere cristiani contenuti nella rivelazione!
In questi giorni leggo con passione il Vangelo che ci dà chicche di profonda amicizia di un Dio che tante volte teniamo lontano da noi!

Ci viene chiesto, per esempio, di sposate la nostra attenzione rispetto alla preghiera insistente di richiesta per le “cose” materiali, all’insistenza nel chiedere lo Spirito. Lo spirito è quindi da chiedere, da invocare a partire dal desiderio di essere di Gesù … Desiderio che è pur sempre provocato …

Il PADRE, non rifiuta lo Spirito a chi lo chiede, figuriamoci a chi lo chiede in nome del suo figlio Gesù!
Il Padre non rifiuta lo Spirito a chi lo chiede, perché lo Spirito fa la DIFFERENZA tra l’uomo e l’uomo amico di Dio: la nostra identità cristiana, la nostra appartenenza a Gesù non è opera delle nostre mani, ma è lo Spirito che la plasma, a volte a nostra insaputa, per animare il nostro desiderio e suscitare la nostra meraviglia.

Allora se la differenza sta tutta qui non possiamo che vederci, vivere come e con gli occhi di Dio!

Misericordia.

Di ritorno da amici alianzache non vedevo da tempo, e con cui ho avuto incontri di direzione spirituale, ho riflettuto sul senso da dare a tante situazioni ingarbugliate che mi hanno sottoposto.

Beh devo ammettere che l’uomo, ivi compreso chi scrive, è un esperto per complicarsi la vita! Pur sapendo di compiere o di intraprendere strade tortuose, esso si incammina e chiede poi a qualcuno altro una mano per risolvere la questione.
Di fondo, ho preso atto che si chiede misericordia, perdono a Dio prima di svolgere un’azione importante e fondamentale: quella di aver misericordia di noi stessi, delle nostre miserie, delle nostre difficoltà che volontariamente o involontariamente scarichiamo addosso agli altri, a chi ci sta vicino.

Come San Paolo esortava i primi cristiani di Efeso, io mi sento nella mia limitatezza di esortare i miei amici: “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonatevi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. (Ef 4,31-32)

Solo in questo modo troverete pace e armonia nella vita, sia interiormente che esteriormente.

Punti principali

Il perdono è un atto d’amore elargito da Dio, nostro Padre. Esso, il perdono, è suggerito dall’amore, dalla misericordia, dalla compassione e dalla presenza di Gesù in noi.

E’ un dono ed una grazia donataci dallo Spirito Sanato, e tutti nessuno escluso abbiamo bisogno di perdonare ed essere perdonati. Nel perdono amiamo, usiamo misericordia e compassione verso Gesù, verso noi stessi e verso gli altri.

Infine, il perdono è sempre un atto d’amore, il “non perdono” è un atto di non amore prima per noi stessi e poi per gli altri.

Rientriamo in noi stessi e preghiamo con il cuore. Ringraziamo Gesù per il suo esempio di perdono. Ringraziamo lo Spirito, per averci concesso il dono e la grazia del perdono. Ci aiuti a perdonare, attraverso un atto di volontà, tutti coloro che hanno bisogno di perdonare, inclusa la propria persona.

 

A proposito di Santità.

santitaPochi sanno che oltre ad essere sacerdote della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, sono anche Vice Postulatore della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre raimondo Calcagno, sacerdote oratoriano della Congregazione di Chioggia. Una causa iniziata da oltre vent’anni e che con pazienza sta proseguendo.

Scrivo ora dal treno che mi sta riportando a Chioggia da Roma, dove stamane ho avuto un incontro in vista del Congresso dei Cardinali previsto per 21 ottobre prossimo che stabilirà il grado di eroicità e delle virtù del piccolo grande sacerdote padre Raimondo.

Un congresso che se avrà, come si pensa, esito positivo porterà in fase successiva il Santo Padre Francesco a emanare il decreto di Venerabilità.

Questa occasione mi porta a riflettere e a condividere con voi qualche pensiero rispetto alla Santità e alle caratteristiche di una causa di beatificazione

La prima caratteristica di una causa di beatificazione è la PASTORALITA’. Il lavoro che minuziosamente ogni postulazione attua è nel discernimento della santità nella Chiesa!
La Beatificazione che si svolge all’interno della Chiesa particolare, nel nostro caso quella di Chioggia, mediante la preparazione dei fedeli, risulta essere efficace per favorire negli stessi fedeli la disponibilità non solo all’imitazione, ma anche all’implorazione di grazie e favori spirituali e materiali. In tal modo di sviluppa in loro un sentimento sincero di vicinanza con gli stessi Santi, una affinità del cuore, una «simpatia» affettiva e spirituale che oltre a tenere viva la fama di santità, crea una vera e propria pedagogia di santità!

Una seconda caratteristica di una Causa di Beatificazione è l’ASPETTO SPIRITUALE. Il conoscere e il far conoscere queste straordinarie figure di credenti genera un progressivo coinvolgimento nel loro stesso camino, un appassionato interessamento alle loro vicende. Invocare l’intercessione di Santi e dei Beati, che hanno vissuto nei nostri luoghi nelle nostre città significa non solo pregare per loro ma sopratutto pregare «come» e «con» loro assumendo le scelte e lo stile di vita di questi nostri fratelli maggiori.

Teniamo presente che all’aspetto pastorale, spirituale c’è anche un terza e ultima caratteristica di una causa di beatificazione la sua UNICITA’. Ogni Santo, Beato è una parola nuova che Dio dice alla sua Chiesa e all’umanità tutta. Bisogna chiedersi: qual a è la parola precisa che il Signore, mediante la proposta di questo suo Servo, vuole indirizzarci a noi? Quale è il valore che egli intende proporci?

E allora che dire….. BUONA SANTITA’ A TUTTI!

La Comunità e il Male (XXIII DOM TO 7 settembre 2014)

Bricciole VangeloMatteo parla alla sua comunità dando delle regole, delle norme, dei consigli. Non vanno presi alla lettera perché sono stati scritti per uomini che hanno vissuto duemila anni fa in un determinato ambiente e in una determinata cultura, molto diversa dalla nostra. E’ il tentativo di Matteo, di tradurre in pratica, in regole, in comportamenti, lo spirito di Gesù.

Noi dobbiamo rimanere fedeli non alle regole, che mutano nel tempo, ma allo spirito di Gesù. Perché mentre le regole cambiano secondo i secoli e i tempi, lo spirito rimane per sempre.

Il vangelo inizia col dire: “Se c’è una questione irrisolta fra te e lui… vacci di persona, da solo” (18,15). Il Levitico (19,17b) diceva: “Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui”.

La prima regola è: se hai un problema con Tizio, vai da Tizio a parlargli.

La seconda regola è: se non sai, non dire nulla. Se non sai, non dire nulla. Cioè: se non hai le conoscenze dei fatti, se non sei sicuro perché tu l’hai constato, sentito, sii prudente.

La terza regola è: se non sai perché l’ha fatto, non permetterti di dire nulla. Cioè: chiedi sempre il perché delle cose. Se non lo conosci, non dire nulla. Ci sono delle motivazioni che non conosci, che non sai o semplicemente si fanno delle scelte diverse dalle tue (ma non per questo sbagliate).

La quarta regola è: diamo ad ognuno le proprie responsabilità.

Poi per quattro volte viene ripetuto il verbo ascoltare…

Per alcuni ascoltare vuol dire: “Mi devi ascoltare, cioè, devi fare come dico io”. Ascoltare vuol dire: “Cerco di capire, attraverso le tue parole, che cos’hai dentro, cosa stai provando, cosa senti“. Ascoltare è: “Mi metto nei tuoi panni per capire/sentire dal tuo punto di vista”.

Non ti ascolto …se ho già deciso che tu hai sbagliato. … se non accetto visioni diverse dalle mie. … se alcune cose le voglio sentire e altre no.

… se quando tu mi dici qualcosa io mi chiudo nel mio silenzio oppure tiro su un muro oppure “non voglio sentire ragioni”…. se finché tu parli, io penso a cosa risponderti. … se ho sempre le risposte pronte per tutte le domande.

La comunità di Matteo come la nostra comunità non era perfetta e, come dappertutto, c’erano dei conflitti.

Queste parole dicono: non esiste una comunità, una famiglia, dove non ci siano conflitti o scontri. Litigare, entrare in conflitto, non vuol dire non amarsi. Vuol dire solo che si è diversi. E’ inevitabile!

Le difficoltà ci costringono a con-frontarci, a chiarire le nostre idee, ad allargare i punti di vista, ad essere umili, ad esporre i nostri punti di vista e a correggere le nostre visuali. Senza il conflitto e le difficoltà, non si cresce.

Decisivo è come noi, in una famiglia o tra marito e moglie o in una comunità, affrontiamo le tensioni e i conflitti. C’è una frase bellissima: “Se due si accorderanno per domandare una cosa il Padre ve la concederà” (18,18).

Ac-cor-dare vuol dire avere il cuore che batte alla medesima frequenza, in greco è sin-fonia. L’accordo è formato da note diverse: ogni nota è diversa ma insieme formano l’ac-cordo, la bellezza. Se due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Un mattino, come spesso accadeva, il califfo chiamò un indovino e gli raccontò il seguente sogno: “Ho sognato che i miei denti cadevano l’uno dopo l’altro e alla fine la mia bocca restava senza denti. Cosa ne pensi?”. “Oh! signore, non è un buon segno. Il sogno significa che i tuoi parenti moriranno prima di te e tu rimarrai da solo!”, gli disse l’indovino. Il califfo si rattristò e si infuriò a tal punto che ordinò all’esperto di non farsi più vedere. Quindi raccontò il sogno ad un altro mago. Questi gli rispose: “Oh! mio signore, è un buon segno. Il sogno prevede che la tua vita sarà lunga e che tu sopravvivrai ai tuoi parenti e camperai più di tutti!”. Il califfo tutto contento disse: “Che bel sogno!”, e diede cento denari all’esperto che lo aveva interpretato così bene. Poi ripensò a ciò che gli aveva detto il primo indovino e si disse: “Ma, mi ha detto la stessa cosa! Ma come potevo accettare una VERITÀ, così come me l’ha POSTA lui?”.

Anche la verità più BRUCIANTE si può dire con amore.

Non è tanto il cosa ma il come che ci fa PAURA. Non la verità da affrontare ma come ci viene posta.