Misericordia.

Di ritorno da amici alianzache non vedevo da tempo, e con cui ho avuto incontri di direzione spirituale, ho riflettuto sul senso da dare a tante situazioni ingarbugliate che mi hanno sottoposto.

Beh devo ammettere che l’uomo, ivi compreso chi scrive, è un esperto per complicarsi la vita! Pur sapendo di compiere o di intraprendere strade tortuose, esso si incammina e chiede poi a qualcuno altro una mano per risolvere la questione.
Di fondo, ho preso atto che si chiede misericordia, perdono a Dio prima di svolgere un’azione importante e fondamentale: quella di aver misericordia di noi stessi, delle nostre miserie, delle nostre difficoltà che volontariamente o involontariamente scarichiamo addosso agli altri, a chi ci sta vicino.

Come San Paolo esortava i primi cristiani di Efeso, io mi sento nella mia limitatezza di esortare i miei amici: “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonatevi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. (Ef 4,31-32)

Solo in questo modo troverete pace e armonia nella vita, sia interiormente che esteriormente.

Punti principali

Il perdono è un atto d’amore elargito da Dio, nostro Padre. Esso, il perdono, è suggerito dall’amore, dalla misericordia, dalla compassione e dalla presenza di Gesù in noi.

E’ un dono ed una grazia donataci dallo Spirito Sanato, e tutti nessuno escluso abbiamo bisogno di perdonare ed essere perdonati. Nel perdono amiamo, usiamo misericordia e compassione verso Gesù, verso noi stessi e verso gli altri.

Infine, il perdono è sempre un atto d’amore, il “non perdono” è un atto di non amore prima per noi stessi e poi per gli altri.

Rientriamo in noi stessi e preghiamo con il cuore. Ringraziamo Gesù per il suo esempio di perdono. Ringraziamo lo Spirito, per averci concesso il dono e la grazia del perdono. Ci aiuti a perdonare, attraverso un atto di volontà, tutti coloro che hanno bisogno di perdonare, inclusa la propria persona.

 

A proposito di Santità.

santitaPochi sanno che oltre ad essere sacerdote della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, sono anche Vice Postulatore della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre raimondo Calcagno, sacerdote oratoriano della Congregazione di Chioggia. Una causa iniziata da oltre vent’anni e che con pazienza sta proseguendo.

Scrivo ora dal treno che mi sta riportando a Chioggia da Roma, dove stamane ho avuto un incontro in vista del Congresso dei Cardinali previsto per 21 ottobre prossimo che stabilirà il grado di eroicità e delle virtù del piccolo grande sacerdote padre Raimondo.

Un congresso che se avrà, come si pensa, esito positivo porterà in fase successiva il Santo Padre Francesco a emanare il decreto di Venerabilità.

Questa occasione mi porta a riflettere e a condividere con voi qualche pensiero rispetto alla Santità e alle caratteristiche di una causa di beatificazione

La prima caratteristica di una causa di beatificazione è la PASTORALITA’. Il lavoro che minuziosamente ogni postulazione attua è nel discernimento della santità nella Chiesa!
La Beatificazione che si svolge all’interno della Chiesa particolare, nel nostro caso quella di Chioggia, mediante la preparazione dei fedeli, risulta essere efficace per favorire negli stessi fedeli la disponibilità non solo all’imitazione, ma anche all’implorazione di grazie e favori spirituali e materiali. In tal modo di sviluppa in loro un sentimento sincero di vicinanza con gli stessi Santi, una affinità del cuore, una «simpatia» affettiva e spirituale che oltre a tenere viva la fama di santità, crea una vera e propria pedagogia di santità!

Una seconda caratteristica di una Causa di Beatificazione è l’ASPETTO SPIRITUALE. Il conoscere e il far conoscere queste straordinarie figure di credenti genera un progressivo coinvolgimento nel loro stesso camino, un appassionato interessamento alle loro vicende. Invocare l’intercessione di Santi e dei Beati, che hanno vissuto nei nostri luoghi nelle nostre città significa non solo pregare per loro ma sopratutto pregare «come» e «con» loro assumendo le scelte e lo stile di vita di questi nostri fratelli maggiori.

Teniamo presente che all’aspetto pastorale, spirituale c’è anche un terza e ultima caratteristica di una causa di beatificazione la sua UNICITA’. Ogni Santo, Beato è una parola nuova che Dio dice alla sua Chiesa e all’umanità tutta. Bisogna chiedersi: qual a è la parola precisa che il Signore, mediante la proposta di questo suo Servo, vuole indirizzarci a noi? Quale è il valore che egli intende proporci?

E allora che dire….. BUONA SANTITA’ A TUTTI!

La Comunità e il Male (XXIII DOM TO 7 settembre 2014)

Bricciole VangeloMatteo parla alla sua comunità dando delle regole, delle norme, dei consigli. Non vanno presi alla lettera perché sono stati scritti per uomini che hanno vissuto duemila anni fa in un determinato ambiente e in una determinata cultura, molto diversa dalla nostra. E’ il tentativo di Matteo, di tradurre in pratica, in regole, in comportamenti, lo spirito di Gesù.

Noi dobbiamo rimanere fedeli non alle regole, che mutano nel tempo, ma allo spirito di Gesù. Perché mentre le regole cambiano secondo i secoli e i tempi, lo spirito rimane per sempre.

Il vangelo inizia col dire: “Se c’è una questione irrisolta fra te e lui… vacci di persona, da solo” (18,15). Il Levitico (19,17b) diceva: “Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui”.

La prima regola è: se hai un problema con Tizio, vai da Tizio a parlargli.

La seconda regola è: se non sai, non dire nulla. Se non sai, non dire nulla. Cioè: se non hai le conoscenze dei fatti, se non sei sicuro perché tu l’hai constato, sentito, sii prudente.

La terza regola è: se non sai perché l’ha fatto, non permetterti di dire nulla. Cioè: chiedi sempre il perché delle cose. Se non lo conosci, non dire nulla. Ci sono delle motivazioni che non conosci, che non sai o semplicemente si fanno delle scelte diverse dalle tue (ma non per questo sbagliate).

La quarta regola è: diamo ad ognuno le proprie responsabilità.

Poi per quattro volte viene ripetuto il verbo ascoltare…

Per alcuni ascoltare vuol dire: “Mi devi ascoltare, cioè, devi fare come dico io”. Ascoltare vuol dire: “Cerco di capire, attraverso le tue parole, che cos’hai dentro, cosa stai provando, cosa senti“. Ascoltare è: “Mi metto nei tuoi panni per capire/sentire dal tuo punto di vista”.

Non ti ascolto …se ho già deciso che tu hai sbagliato. … se non accetto visioni diverse dalle mie. … se alcune cose le voglio sentire e altre no.

… se quando tu mi dici qualcosa io mi chiudo nel mio silenzio oppure tiro su un muro oppure “non voglio sentire ragioni”…. se finché tu parli, io penso a cosa risponderti. … se ho sempre le risposte pronte per tutte le domande.

La comunità di Matteo come la nostra comunità non era perfetta e, come dappertutto, c’erano dei conflitti.

Queste parole dicono: non esiste una comunità, una famiglia, dove non ci siano conflitti o scontri. Litigare, entrare in conflitto, non vuol dire non amarsi. Vuol dire solo che si è diversi. E’ inevitabile!

Le difficoltà ci costringono a con-frontarci, a chiarire le nostre idee, ad allargare i punti di vista, ad essere umili, ad esporre i nostri punti di vista e a correggere le nostre visuali. Senza il conflitto e le difficoltà, non si cresce.

Decisivo è come noi, in una famiglia o tra marito e moglie o in una comunità, affrontiamo le tensioni e i conflitti. C’è una frase bellissima: “Se due si accorderanno per domandare una cosa il Padre ve la concederà” (18,18).

Ac-cor-dare vuol dire avere il cuore che batte alla medesima frequenza, in greco è sin-fonia. L’accordo è formato da note diverse: ogni nota è diversa ma insieme formano l’ac-cordo, la bellezza. Se due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Un mattino, come spesso accadeva, il califfo chiamò un indovino e gli raccontò il seguente sogno: “Ho sognato che i miei denti cadevano l’uno dopo l’altro e alla fine la mia bocca restava senza denti. Cosa ne pensi?”. “Oh! signore, non è un buon segno. Il sogno significa che i tuoi parenti moriranno prima di te e tu rimarrai da solo!”, gli disse l’indovino. Il califfo si rattristò e si infuriò a tal punto che ordinò all’esperto di non farsi più vedere. Quindi raccontò il sogno ad un altro mago. Questi gli rispose: “Oh! mio signore, è un buon segno. Il sogno prevede che la tua vita sarà lunga e che tu sopravvivrai ai tuoi parenti e camperai più di tutti!”. Il califfo tutto contento disse: “Che bel sogno!”, e diede cento denari all’esperto che lo aveva interpretato così bene. Poi ripensò a ciò che gli aveva detto il primo indovino e si disse: “Ma, mi ha detto la stessa cosa! Ma come potevo accettare una VERITÀ, così come me l’ha POSTA lui?”.

Anche la verità più BRUCIANTE si può dire con amore.

Non è tanto il cosa ma il come che ci fa PAURA. Non la verità da affrontare ma come ci viene posta.

Servire nella gioia con il linguaggio dell’Amore!

cuore_in_fiammeEccomi, dopo la tre giorni di Rinnovamento dello Spirito a Pergine (Tn), per il corso di livello A. Un corso/incontro che mi ha dato tanto e che mi ha fatto conoscere fratelli e sorelle della Regione del Trentino Alto Adige. Bella e buona gente.

La cosa che mi colpisce di più di Rinnovamento è l’impegno con cui gente di età diversa, dai nonni ai ragazzini, riversa per la propria formazione umana, spirituale, cristiana. Un impegno che si concretizza innanzitutto nella preghiera di lode e di ringraziamento.

Apprezzo la sincerità, e l’entusiasmo con cui ciascuno guarda alla propria vita, al proprio stato di salute spirituale e lavora, giorno dopo giorno per migliorarsi.

Ne va da se che migliorandosi ciascuno, miglioriamo insieme questa nostra Chiesa. Una Chiesa che Papa Francesco invita, vuole e desidera il più missionaria possibile.

Penso che la riflessione più opportuna e che giustifica questo mio intervento, a margine di questo incontro sia legata al linguaggio con cui relatori e partecipanti hanno espresso e  esprimono questo impegno.

Quello che ho udito, la lingua, il linguaggio utilizzato non è meramente un linguaggio umano!

In questi incontri ho ascoltato la lingua del Vangelo, di Gesù, un linguaggio intriso di “cuore”, di amore ma sopratutto di LIBERTA’.

Una libertà «VERA», segnata certamente da lotte, da apparenti sconfitte, di necessarie rinuncia per amore.

Una Libertà che non si arrende di fronte alle opere del DIVISORE/SATANA che vorrebbe mettere sempre uno contro l’altro. Una Libertà, che spurgata da un secolarismo becero non spegne la verità di Gesù.

Una libertà che rinnova, uomini donne di tutte le età che ricrea  ogni giorno persone appassionate, sveglie, disponibili a nuovi impegni, all’impegno grande che ha chiesto e chiede Papa Francesco a ogni gruppo di Rinnovamento.

La bellezza è constatare che questo linguaggio nasce dalla preghiera di lode e non solo da quella di supplica, di richiesta e dice la bontà, la cifra massima del linguaggio dell’amore!

Il vivere faticosamente il nostro tempo passa necessariamente dal vivere bene innanzitutto il rapporto tra di noi, è il vivere coniugando questo linguaggio dell’amore con il Vangelo!

Con gli amici con cui ho avuto momenti di confronto, anche attraverso il sacramento della riconciliazione, mi hanno insegnato a me sacerdote, che il VIVERE è dare forma reale e concreta al Vangelo, nella propria vita: vite rinnovate, un anticipo sicuramente della vita  eterna.

Lo Spirito, grande sconosciuto, come ebbe a definirlo il servo di Dio Paolo VI, è l’amico è colui che fa diventare persone delle più diverse condizioni sociali, persone amiche, fa diventare cuori umani, piccoli cuori divinizzati in cui è instillato il germe unico, necessario della Misericordia Divina.

Grazie amici del Trentino vi porterò sempre nel cuore.

Padre Ermanno

Custodia del cuore.

custodire“Costudisci il tuo cuore più di ogni altra cosa,
poiché da esso provengono le sorgenti della vita”

(Proverbi 4,33)

 Caro amico attento ai parassiti! Un parassita è qualsiasi cosa che si attacca a te, alla tua vita, alle tue amicizie e succhia la linfa vitale del tuo essere testimone della vita cristiana.

Si presenta solitamente in forma di innocua dipendenza come il gioco d’azzardo (gratta e vinci, lotto, slot machine), droghe o pornografia.

Promettono piacere, ma si sviluppano come una malattia e consumano pensieri, fantasie, tempo e denaro. Ti portano via la fedeltà, l’affetto e l’attenzione verso le persone a te care!

Il matrimonio, le più belle amicizie sopravvivono di rado alla presenza di parassiti!

Se ami la tua vita, devi distruggere ogni dipendenza “malsana” che hai nel cuore. Se non lo fai, ne verrai prima o poi distrutto!

La sacra Scrittura parla in modo chiaro di questo ruolo protettivo a te assegnato, ricorrendo all’immagine del pastore. Dio ammonisce: “Le mie pecore…servono di pasto a tutte le bestie dei campi”. Come mai?

Perché “sono senza pastore”. (Ezechiele 34,8)

Fai dunque attenzione alla tua vita, proteggila da qualsiasi cosa che cerchi di cibarsi del tempo e delle attenzioni che appartengono soltanto a Dio.

Se ti senti schiavo di qualcosa o di qualcuno, ritorna al cuore. CUSTODISCILO!