Se l’invidia uccide…􏰐

La cronaca ci consegna l’ennesima storia in cui personaggi “della porta accanto”, personaggi che sembrano usciti dalla penna di qualche romanziere d’assalto, e invece di accorgiamo che quei personaggi camminavano accanto a noi. La triste vicenda di Lecce, ma anche quella di Torino, successa e consumata nei mesi scorsi, ci consegna confessioni e frasi scioccanti: “L’ho ucciso perché era troppo felice”, dove quel “troppo” era un peso talmente pesante, per cui qualcuno doveva pagare. Delitti inconcepibili, impensabili…nella normalità ma in realtà ci consegnano una realtà pesante come un macigno: siamo in balia di passioni, di risentimenti, di rabbie in cui le distanze tra sogni, progetti si scontrano con la realtà.
C’è chi non si rassegna alla propria dose di insoddisfazione per cui l’altro diverso da me, diventa lo sfogo surreale della bestialità, della violenza.
Il confronto…il confronto maledetto! Il confronto è artefice, complice e nido di quel vizio capitale: l’invidia. Il confronto non manca di un suo fascino, specie in un epoca come la nostra che pone il soggetto umano come giudice e avvocato unico delle sue azioni. Si voglia o no, per giungere al compimento di una vita felice bisogna scardinare il meccanismo per cui la propria esistenza umana è ripetutamente misurata rispetto “all’altro”, bisogna evitare che la continua verifica di che cosa l’altro dica o faccia distolga l’individuo a verificare il suo agire.
Sentimento, passione, vizio capitale, peccato l’invidia è la prigione per l’uomo da sempre, essa lega l’essere umano a diventare aguzzino di se stesso in quanto non mira ad alcun bene possibile per se stesso se non nel consumare il desiderio della distruzione dell’altro.
Ma il confronto ha a che fare essenzialmente con lo sguardo, da un modo di percepire l’altro, di vederlo, di considero. Nell’invidia lo sguardo è rivolto “contro” l’altro. è una forma di ostilità di cui l’animo umano spessa fa esperienza, non ci rimane che fare, attuare una strategia: convertire quello sguardo invidioso per vedere Dio, che si rivela nell’umana debolezza di ciascuno! Di tale sguardo Gesù è il modello e maestro, in esso c’è il dono di se stesso, rivelando ad ogni umano Dio come Suo e nostro Padre e consentendoci di rivelarci la nostra umanità…un’umainità spesso ferita, malata!

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