Maledetto Coronavirus…notér an mola mia!

città altaSei arrivato come uno dei peggiori ladri, assassino armato per uccidere e per falcidiarci. Involontariamente ti abbiamo  aiutato nella la tua opera omicida: la nostra  faciloneria, la nostra indifferenza verso ciò che lontano da noi accadeva già da qualche mese, la caparbietà, la voglia di fare e di strafare.
Come nelle peggiori storie di terrorismo, seguiti giornalmente ad inviarci volantini anonimi, pagine su pagine di giornali zeppi di fotografie di nostri fratelli e sorelle che ti sei portato via, pensi così di seguitare ad incutere paura, disperazione.
Ma noi bergamaschi, orgogliosi e fieri della nostra storia, del coraggio di chi ci ha preceduto, fieri di avere avuto genitori, nonni che ci hanno allevato con sudore, con il segno della croce e le raccomandazioni de “fa mia l’asén” [non fare l’asino], “noter an mola mia”…non alziamo bandiera bianca!
Sei maledetto: non ci permetti nemmeno di poter piangere, di poter asciugare quelle lacrime che il nostro Papa Santo “ol papa Gioani”, si era raccomandato di asciugare tornando a casa nel suo discorso memorabile alla luna….
Sei maledetto perché vorresti che “l’assurdo” uccida la speranza!
Ma hai sbagliato avversario! Noi di bergamo non siamo mezze calzette, non siamo fanfaroni, stiamo ricevendo da parte tua cannonate, mitragliate, bombardamenti ma non ci farai capitolare, la nostra città ha e si è cinta, nella storia, di Mura (le mura venete), che avevano il compito di difenderci dalle scorribande di città, potenti di turno, non solo mura fisiche ma mura di onestà, coraggio, rispetto amore!
Noi non molliamo!Andiamo e cerchiamo di andare oltre! Stiamo scoprendo che anche una landa desolata di morti, pianti e famiglie distrutte, c’è ancora qualche albero. Una pianta di fico germoglia sempre, da qualche parte [Lc 21,29-30]: bimbi nascono dopo il tuo passaggio, passeri cantano sui balconi di famiglie diroccate…
E’ la vita che resiste, rinasce. L’estate che speriamo arrivi presto, l’annuncio della sua calda ricchezza: i frutti. i sapori, i profumi dell’esistenza.
Etty Hillesum,  scrittrice olandese ebrea vittima dell’Olocausto scrisse: “io credo che in ogni evento l’uomo possieda un organo che gli consente di superarlo”, per i bergamaschi, per i cristiani questo organo è la fede! Per tutti, è la capacità di resistere al male, all’imprevisto rovinoso rappresentato dalla tua arroganza, meschinità….
Ancora Etty affermava: “Se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare, se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e diventare fattori ricrescita e di comprensione, allora non siamo una generazione vitale”. Parole pronunciate e scritte dal campo di sterminio di Westerbork…
Maledetto virus, pensavi di mettere a tacere, di inculcare nel nostro cuore tristezza e disperazione, ma noi bergamaschi vegliamo, vegliamo per riuscire a vedere oltre le apparenze, e distinguere i segni, dagli scarabocchi….

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