Fede facile…..

Si dice Fede! Stiamo iniziando un anno pastorale nuovo nella fede. E si pensa immediatamente a una filza di verità da credere, da imparare, un complesso di cose complicate… Invece si dovrebbe pensare, immediatamente, a una Persona!
Credente, è essenzialmente, uno che si lega, aderisce totalmente a un Altro. Uno che fa affidamento ad un Altro. Ed è questo che oggi vogliamo fare…cercare di legarci ad un Altro!.
Fede, così, richiama l’idea di sicurezza, solidità, qualcosa che tiene insomma (è il significato del nostro “amen”!).
Ma si tratta anche di una realtà dinamica. Viene stabilito un legame con Dio, non semplicemente per stare al sicuro, essere protetti, ma per “farsi portare”, lasciarsi guidare. Ci si affida a “Qualcuno in vista di un cammino quello che iniziamo oggi come comunità parrocchiale.
Si crede per “camminare con”.
Gli apostoli chiedono al Signore: “Aumenta la nostra fede”, la risposta di Gesù è inquietante. Se basta una fede grande come un granello di senapa per sradicare un albero trapiantato in mare, allora vuol dire che gli amici di Gesù non hanno bisogno di un aumento della loro provvista di fede, ma hanno bisogno semplicemente di fede! Sono a corto di fede, ecco tutto. Non ne hanno affatto. E noi come loro!
Risulta meno umiliante invocare: “Aumenta la fede”, che riconoscere: “Non abbiamo fede”. Non si tratta di aumentare la fede in senso quantitativo, si tratta di avere fede autentica. Quando c’è questa, anche una misura trascurabile è sufficiente.
Il guaio è che chiamiamo fede ciò che è tutto, meno che fede. Il guaio è che crediamo di credere. Il guaio è che per molti la fede viene considerata un capitale da custodire, un bene da amministrare, un tesoro da godere in santa pace e senza scocciature.
La fede non è un possesso, un bene, è una situazione da vivere, faticosamente, giorno per giorno. È un cammino, sempre diverso, da inventare. Quando la fede è armatura esteriore, allora “non si sopporta il viaggio” (Nm 21,4). Non si è attrezzati per i bruschi cambiamenti di clima. E l’unico coraggio di cui si è capaci è il coraggio del lamento, dei piagnistei e delle recriminazioni.Teniamo poi presente che il punto debole della nostra fede è la pretesa che essa ci spalanchi davanti un cammino “privilegiato” esente da guai e da terribili fatiche. La fede non ci spalanca un cammino di felicità. Non ci fa camminare come privilegiati, come onorevoli, in una luminosa galleria con l’aria condizionata, al riparo delle tempeste che si abbattono sui comuni mortali. La fede, semplicemente, ci permette di camminare al buio, aggrediti dai soliti elementi ostili, in mezzo alle difficoltà di tutti, alle prese con i problemi comuni dei nostri fratelli, con l’unica sicurezza di una Presenza, di una mano che ci afferra, non per sottrarci alle intemperie, ma dopo che abbiamo superato la bufera. Le fede cari miei non ci dispensa dal duro mestiere di uomini. Non è una scappatoia alle responsabilità della vita. Non semplifica la strada, ma le dà un senso..
E ricordiamo quando uno crede di avere trovato una fede facile, comoda, vuol dire che ha perso la fede!

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