Costanza, Realismo e Coraggio

rosarioSono tre le lezioni, suggerimenti che ci vengono indicati da Gesù per il nostro vivere da cristiani: Costanza, Realismo, audacia. Essi ci dicono conseguentemente di tre grossi problemi sul nostro cammino: lì illusione, la presunzione e la timidezza. Tre caratteristiche che hanno a che fare anche con Maria Santissima, del quale oggi la Chiesa ricorda nel giorno della Sua Natività.
COSTANZA: Occorre convincersi che un’avventura spirituale è degna di questo nome in quanto è sostenuta dalla volontà di condurla fino in fondo. Non sono consentite le cose fatte a metà. Un’opera interrotta non costituisce la metà dell’opera, ne costituisce il fallimento. La malattia tipica a questo riguardo è l’illusione. Persone che non sanno esattamente cosa vogliono, dove intendono arrivare e perché., sempre alla ricerca di emozioni, più che di un impegno serio. Il loro troppo e sovente, è un entusiasmo passeggero, accompagnato talvolta da uno slancio esibizionistico, che si spegne non appena si profila all’orizzonte la carretta della realtà quotidiana che pure bisogna tirare.
REALISMO: Vuol dire mettersi a tavolino e considerare attentamente le cose, valutare i rischi, approntare i mezzi necessari, in una parola: studiare la situazione.  Avventura non significa incoscienza e neppure presunzione, bensì realismo, che non è affatto in contraddizione con lo spirito di fede. Significa conoscere gli obbiettivi che si intendono raggiungere, e significa conoscersi, ossia esaminare realisticamente il proprio equipaggiamento interiore.
CORAGGIO: Sovente kl’inventario che compiamo della nostra realtà più profonda ci porta a risultati per nulla incoraggianti, anzi decisamente amari e deludenti. Qui si deve evitare il rischio di una presunzione che ci può condurre alle più disastrose conseguenze, dobbiamo pure evitare il rischio opposto: quello della timidezza eccessiva, che ci può chiudere in una gabbia di rinunce. Talvolta ci consideriamo già “battuti” in partenza…
Troppe volte noi adeguiamo i nostri ideali le nostre forze, li adattiamo alla nostra debolezza…ecco la tentazione sottile, diabolica della “riduzione”….
Il paradosso cristiano si può esprimere così: la lontananza della meta, la durezza della strada e il fascino del traguardo che si vuol raggiungere producono la velocità e la potenza della macchina!
Ficchiamoci bene in testa questo chiodo: unicamente i grandi ideali, le imprese pazzesche ottengono sicuramente la firma di Dio quale garanzia. Le opere piccole, meschine, il piccolo cabotaggio della mediocrità, ottengono esclusivamente l’avvallo della nostra, delle nostre paure!
E Dio non vuole entrarci per niente, anche se ci mettiamo su l’insegna con il suo nome…. Dio a differenza di qualcuno non paga le spese per le pantofole e la poltrona… Buona Domenica e buona giornata

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