Dove andremo a finire?

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422Non sono poche le critiche, i pensieri funesti e perché no le preghiere che tanti di voi cari amici mi stanno chiedendo per quel che sta succedendo nella nostra Chiesa. La faccenda”Dove andremo a finire?” è sempre stata la frase più gettonata in ogni passaggio di età.  Ecco, adesso quella frase ha tutt’altro senso, noi adulti ci siamo convinti che vale solo il presente, siamo noi ad aver cancellato il passato per “stare al passo”, siamo noi che non sappiamo coniugare il futuro. E la generazione del divano si è alzata, ha occupato le piazze, quelle vere, quelle che sembravano desertificate, dal virtuale al reale.
Il prossimo 13 ottobre papa Francesco canonizzerà il cardinale John Henry Newman (1801-1890), padre della Congregazione di San Filippo Neri.
La contraddizione fra un testimone della Fede e della Verità rivelata del calibro di Newman e le comparse del presente, odierno teatro ecclesiastico è sconcertante.
Se Newman, presto santo, assistesse alle condizioni in cui versano la dottrina cattolica, le liturgie (profanate), le chiese (profanate), i seminari, non si convertirebbe più al Cattolicesimo, come invece avvenne proprio grazie alla dottrina, alle chiese (in particolare quelle di Milano e della Sicilia, che visitò con amore e dedizione, lasciando pagine indimenticabili), alle liturgie, ai santi: «La mia anima sia con i santi! Proprio a me toccherebbe alzare la mano contro di loro? Che piuttosto la mia mano destra dimentichi ogni sua arte e si dissecchi come la mano di colui che una volta osò stenderla contro un profeta di Dio! Anatema all’intera schiatta dei Cranmer, Ridley, Latimer e Jewel! Periscano i nomi di Bramhall, Ussher, Taylor, Stillingfleet e Barrow dalla faccia della terra, prima che io mi rifiuti di prosternarmi con amore e venerazione ai piedi di coloro la cui immagine ebbi sempre davanti agli occhi e le cui armoniose parole risuonarono sempre al mio orecchio e sulle mie labbra!», così egli scrive nella sua Apologia Pro Vita Sua (Jaca Book, Milano 1995, pp. 145-146), autobiografia dove ripercorre in maniera sublime il suo sofferto, lungo e avvincente cammino di conversione d’anima e di intelletto (con i sentimenti giunse all’approdo prima di dare piena ragione al suo assenso, perché, per coerenza e onestà intellettuale, volle abbracciare la Chiesa di Roma soltanto quando arrivò al pieno sviluppo delle sue tesi teologiche senza influenze emozionali).
Il giorno dopo la sua morte il celebre quotidiano The Times pubblicò un elogio funebre che terminava con queste parole: «Di una cosa possiamo essere certi, cioè che il ricordo di questa pura e nobile vita durerà e che… egli sarà santificato nella memoria della gente pia di molte confessioni in Inghilterra, se Roma lo canonizzi o no… Il santo che è in lui sopravvivrà».
I santi si riconoscono al fiuto, non a caso si parla di «profumo della santità» e quello di Newman è essenza sopraffina che dovrebbe creare vertigini, collassi e, chissà, anche conversioni, ai commedianti di oggi se solo avessero la voglia e l’umiltà di conoscere colui che in piazza San Pietro sarà annoverato fra i campioni della perfezione cristiana.
Alla domanda: “Che fine faremo?”, preferisco guardare in alto alle figure del Beato Newmann per non perdermi…., invito che faccio in terra di Medjugorye a ciascuno di Voi… Buona Giornata

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