SCEGLIERE NON E’ MAI FACILE….

bimboScegliere non è mai cosa facile!
Specie per un cristiano che è chiamato a rendere testimonianza della sua appartenenza. E non può certamente farlo pensando al domani, al dopo… La scelta avviene qui, ora. È qui che bisogna puntare sull’essere e non sull’avere, sull’amore e non sul possesso, sul condividere e non sull’accumulare per sé per garantirsi il domani. Gesù, nel brano del Vangelo di questa domenica, invita alla vigilanza, a tenersi pronti. Viene sottolineata l’incertezza dell’ora. Può essere prima di quanto uno si aspetti, ma anche più tardi di quanto uno creda. L’attesa deve essere vigilante. Il guaio più grave che possa succedere è di essere colti alla sprovvista, essere trovati addormentati. La vigilanza, tuttavia, esclude la paura, l’ossessione. Attivi, ma anche sereni, non agitati. Vivi, ma non ansiosi.
Approfondiamo il verbo attendere: letteralmente vuol dire tendere verso. Il futuro, per il credente, non è qualcosa di astratto e imprecisato. Ha un nome, un volto preciso: Gesù, Signore. Essere teso verso il futuro, tuttavia, essere testimoni della speranza, non significa considerare la vita come una sala d’attesa, pronti a salire sul treno che ci porta alla stazione dell’eternità. Non possiamo concederci né un fuga nel pietismo e nello spiritualismo disincarnato. Ma neppure possiamo permettere un congelamento dei nostri sforzi e delle nostre aspirazioni nella situazione presente.
Il credente, quello vero autentico, è un volto rivolto al futuro, eppure tragicamente impregnato nel presente. L’unica maniera per essere fedeli all’eternità è di essere attuali. Il cristiano non è un imboscato dalla storia. Non è un disertore degli impegni terrestri. Tenere il proprio orologio sull’ora di Dio, equivale ad averlo accordato sull’oggi.
Il cristiano è uno che rifiuta semplicemente di lasciarsi imprigionare in orizzonti troppo limitati. È uno che guarda in alto. Senza tuttavia trascurare la terra. Chiariamoci le idee: essere cittadini del cielo non vuol dire rifiutare il proprio duro mestiere di uomini. C’è uno spessore della realtà di questo mondo che non può essere annullato, ma va accettato, assunto, fatto proprio. Non si tratta come vorrebbe qualcuno di scegliere tra cielo e terra. Si tratta di permettere che il cielo getti la sua luce su questa nostra terra. Allora diventa tutto più chiaro, le nostre scelte più illuminate, i nostri itinerari molto meno precari.
In fondo le lampade accese non servono soltanto per attendere il Signore, illuminano anche la casa in cui ci troviamo. In altre parole: le lampade accese non servono ad illuminare la strada verso il cielo, ma a non smarrirci lungo i sentieri ingarbugliati, tremendamente ingarbugliati di questa terra. Buona Domenica e Buona Settimana!

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