Dare…per possedere!

avarizia2-300x188Nel brano del Vangelo di questa domenica, quel che mi colpisce maggiormente in quest’uomo ricco è la sua agghiacciante solitudine. Nessuno è solo come quest’uomo che è circondato, quasi soffocato dai suoi beni. Uomo imprigionato. Può anche pensare di ampliare i suoi magazzini, ma con molta probabilità non riuscirà più a uscirne.. Un uomo chiuso, senza avvenire.
Per possedere veramente una cosa, bisogna stabilire con essa non un rapporto di possesso, di aggressività, ma di partecipazione, di meraviglia, di contemplazione.
E’ “l’uomo liturgico”, non l’uomo economico che è in armonia col creato, che vive veramente. La terra appartiene ai “miti”, ossia a coloro che non rivendicano nulla. Soltanto chi prega, avendo le mani vuote, libere, può pregare nelle cose e con le cose.
La differenza di questi due tipi di uomini passa tra chi mette il cuore nelle cose e chi, invece, costringe le cose a diventare partecipi, complici, espressione del proprio cuore. Possiamo ancora dire che la differenza è tra l’usurpatore, il conquistatore, e il fratello cristianamente parlando. Tra il profano tre e il contemplativo. Tra chi chiede ai beni terreni sicurezza e chi esige da loro “comunicazione”.
Il primo, attraverso le cose, si ferma, si isola, tiene e rifiuta. L’altro cammina, si apre, dona e si dilata. Il primo si appropria di qualcosa e rimane alla superficie di tutto. L’altro scopre la verità profonda delle cose.
C’è un momento nella Messa, in cui ci viene ricordato l’uso corretto che dobbiamo fare delle mani. L’offertorio è il momento della consacrazione delle mie mani. Quelle mani che ritrovano la loro funzione più vera nel gesto dell’offerta. Le mani mi sono date per dare, chi le usa, abitualmente soltanto per prendere, tenere, non ha ancora imparato ad adoperarle, anche se è molto avanti negli anni. Soprattutto non ha ancora gustato la gioia più grande: la gioia di donare.
Ci si preoccupa di insegnare ai nostri figli di camminare. E il giorno in cui il bambino muove i primi passi segna un grosso avvenimento in famiglia. Bisognerebbe, ed è l’augurio che  vi faccio e che ci facciamo, far festa quando ogni bambino incomincia ad usare le mani nell’unica maniera corretta, che è la maniera del dare!
Ci si preoccupa delle mani sudice, “sozze”. In realtà, le mani sono sporche, sozze soltanto quando “trattengono” qualcosa. Un cristiano, ossia un cercatore di Dio, supererà la tentazione di fermarsi soltanto se sarà capace di trasformare le realtà terrestri in “segno” e in “dono”. Soltanto se imparerà ad usare le mani nell’unica maniera “giusta”.
I nostri conti, a differenza di quelli dello “stolto” della parabola, tornano, quando tornano i conti “degli altri” della nostra stessa comunità. Buona e Santa Domenica

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