LA PAROLA E LE TANTE PAROLE

auorevolezzaLa pagina del Vangelo di Luca che ci è proposta in questa domenica è composta da tre quadri distinti, quasi una sequenza cinematografica ambientata sul lago di Galilea e caratterizzata da alcuni elementi fissi: barca, pesci, reti e pescatori. Aldilà degli elementi esteriori, c’è un elemento comune fondamentale nei tre episodi in rapida successione: la parola. Meglio la potenza della Parola. Protagonista è sempre Gesù che è forte soltanto della sua parola efficace e trasformante. Il miracolo è precisamente quello di una Parola che racchiude in sé una potenza, una vita, una carica di energia.
Si tratta della stessa parola creatrice che si manifesta nel suo insegnamento, nel miracolo e nella chiamata dei discepoli.
Attenzione però a non prendere lucciole per lanterne: il vero miracolo non è quello delle reti gonfie fino a scoppiare, ma quello delle reti “gettate sulla sua parola”.
Fermiamoci a riflettere su questo aspetto essenziale. La nostra mentalità ci porta a considerare le parole esclusivamente come veicolo del pensiero che vogliamo esprimere, ma per lo spirito ebraico, invece, la parola è qualcosa di più che un veicolo di un idea. La parola è piuttosto veicolo di una forza.
Il termine ebraico dabar non sta ad indicare il concetto di parola-pensiero, ma piuttosto parola-azione. parola-cosa. ossia parola che è avvenimento, accadimento, fatto.
La parola di Dio non è solo insegnamento, è anche ordine, imperativo, atto creatore. Dio parla e la sua parola fa nascere il mondo, la luce. le acque, gli animali.
Gesù parla. ed ecco che la sua parola fa guarire i malati, cessare le tempeste, e il pane si moltiplica, i peccati vengono perdonati, le reti si gonfiano di pesci, i morti tornano a vivere. La parola di Dio è sempre efficace, produce immancabilmente qualcosa, non va mai a vuoto. Da tutto ciò è facile rendersi conto come oggi noi abbiamo svuotato le parole della loro verità più essenziale, della loro realtà più intima, della loro forza più sconvolgente. Possiamo ben dirlo: abbiamo “sconsacrato” le parole, in particolare modo se utilizziamo le parole come se fossero piume, magari massacrando la dignità, la rispettabilità dell’essere umano…
Profaniamo le parole per averle trattate troppo alla leggera, abbiamo imparato, purtroppo, a “prostituire” le parole.
Ecco perché gli uomini del nostro tempo sono diventati stanchi delle parole. E chiedono “i fatti, non le parole”. È necessario “liberare” la Parola. Ricollocare le nostre parole “sciupate” accanto alla Parola sempre nuova, che è vita, e da vita!
Lasciarci coinvolgere, esistenzialmente, dalla sua Parola. permettere che la nostra vita sia messa in discussione da questa Parola unica. Allora e solo allora anche le nostre parole torneranno a dire qualcosa. E torneranno, soprattutto, ad essere “fatti” e non chiacchiere. Il mondo, il nostro paese, la nostra gente ha bisogno di parole, perché ha bisogno di fatti. Buona Domenica

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