ASCOLTACI O ASCOLTAMI…..?

Hands3È sorprendente notare che la tradizione ebraica abbia conservato, quale formula di preghiera quotidiana, il celebre passo del Deuteronomio che inizia con “Ascolta, Israele”. È lo SHEMA. Tutte le nostre preghiere comunitarie, invece, sono ormai scandite da un ritornello assai diverso: “Ascoltaci Signore!”.
Non è una differenza di poco conto. È in gioco l’immagine di Dio, il nostro rapporto con lui, e l’idea stessa di popolo di Dio. Ne va di mezzo, soprattutto il modo di concepire la preghiera. La pietà di Israele, espressa attraverso lo Shema, ci ricorda che si va a pregare, non tanto per impartire ordini a Dio, assegnargli prestazioni a noi necessarie, ma per ricevere ordini, farci assegnare compiti da Lui. La preghiera prima di tutto, è ascolto. Ascolto da parte dell’uomo. Devo convincermi che il mio bisogno principale è quello di ascoltare.
Prima lezione fondamentale: l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono le due facce di uno stesso comandamento. Tutte e due dipendono da un fatto precedente: l’amore di Dio verso di noi.
L’amore dell’uomo, sia verso Dio che verso il prossimo, nasce da quello di Dio. Solo l’amore di Dio rende possibile l’amore umano. In altre parole l’amore è dono, carisma, non conquista o capacità dell’uomo. Possibilità, se vogliamo. Ma possibilità che gli viene donata dall’alto. Noi diamo per scontato che l’uomo sia capace di amare, che l’amore sia esclusivamente una faccenda di buone intenzioni, di buoni sentimenti o di buona volontà. L’amore, che si voglia o no, è invece questione di “recettività”, ossia, ci è dato di amare.
Amare come se stessi…. Certamente! Ma dimenticando se stessi!
L’amore si voglia o no, comporta una dimenticanza, un rinnegamento di sé! È questo il paradosso cristiano. L’amore, indubbiamente, secondo la conclusione dello scriba “val più di tutti gli olocausti e di tutti i sacrifici”, ma non può mai prescindere dal sacrifico di sé, del proprio egoismo, dalla ricerca delle proprie comodità. La precarietà di un certo amore, oggi, dipende precisamente dalla ripugnanza che molti provano a legarlo al sacrificio. Ci si illude di trovare e conservare l’amore sul versante della facilità, seguendo le voglie e gli istinti, evitando scelte coraggiose e dolorose.
Non viene in mente che la sofferenza, lungi dal costituire una minaccia per l’amore, lo rende solido; che la croce gli assicura profondità e fecondità. L’amore implica una lotta con se stessi. È necessaria la rinuncia dell’io per accogliere la pace del noi. Imparare ad amare significa avere il coraggio di imboccare la strada di una donazione senza riserve. L’amore è all’insegna del gratis, della gratuità, eppure comporta  un prezzo da pagare.
Non illudiamoci quindi che ci sia concesso un godimento di Dio che si svolga fuori dal rapporto completo con gli uomini.
A proposito d’amore si cita spesso Sant’Agostino che dice: “Ama e fa quello che voi”. Il guaio è che, se amo, non posso più fare soltanto quello che voglio, mi viene chiesto di fare anche quello che non vorrei….Buona Domenica!

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