Giustizia!?

giustiziaChi non è d’accordo sul bisogno di giustizia? Senza giustizia non ha senso il mondo, la vita. Per la giustizia siamo disposti a lottare, fino ad affermare: “crolli il mondo, ma si faccia giustizia”. È il centro dell’etica umana; e fin dall’antico, proprio nel cuore dell’opera dedicata all’etica, Aristotele paragonava la giustizia alla luce d’una stella.
Ma quando ci chiediamo “che cos’è la giustizia”, diventiamo dubbiosi. Perché la stessa cosa par giusta all’uno e ingiusta all’altro, in un conflitto infinito dove l’interesse individuale cerca vittoria, e può chiamare diritto un sopruso. “Mors tua, vita mea”. L’idea stessa di giustizia nasce all’interno di una relazione: postula una dualità, una alterità, una diversità, in certo senso una estraneità. Cercare il giusto, la giusta misura della vita e della convivenza, è mettere in equilibrio la bilancia dei diritti e dei doveri: è “dare a ciascuno il suo”. Il suo è dunque “il dovuto”; il quanto dovuto a ciascuno dagli altri. Un debito, un obbligo che stringe. Si disegna sullo sfondo l’intuizione, o il sogno, che
la giustizia riconduce ad armonia, a proporzione, a bellezza, a pace, la relazione fra gli uomini.
è evidente che il cammino della giustizia chiede regole e osservanza. E se le regole non sono “giuste” esse stesse, o se l’osservanza non è fedele, la giustizia non si realizza. Sul primo punto la riflessione del mondo (politico)si sofferma abitualmente sulla “legalità”. E certo la cultura della legalità, del rispetto delle leggi, già un traguardo alto
e nobile, quasi un
miraggio in un Paese
che stenta ad abbandonare la cultura della furbizia. Ma non basta la legalità: anche le leggi umane devono essere giuste per prime, come ci rammenta l’antico mito di Antigone. Se le leggi proteggono l’interesse dei forti (che le fanno) contro i deboli, tradiscono la giustizia. Sul secondo punto (osservanza) il panorama del mondo è desolante. Chi potrebbe chiamare gli uomini del nostro tempo giusti, immuni da errore, da colpa? Non è solo la storia del secolo XX “breve e insanguinato” a mostrarci le icone del bambino ebreo a mani alzate nel ghetto di Varsavia, o la bambina vietnamita che fugge nuda sullo sfondo infuocato
dal napalm; è l’icona attuale del bimbo profugo
morto sulla spiaggia di Bodrum, lambito dall’onda,
le braccine tese e la faccia giù, a dire ingiustizia e tragedia.
Ne proviamo sdegno, ma ne siamo immersi. Egoismo, tornaconto, crudeltà sono un pane quotidiano, o un quotidiano veleno, che toglie respiro alla speranza. Il debito di giustizia, il deficit di giustizia, è una voragine. Per molti, allora, essere giusti è chiamarsi fuori, non gravare, non far male, non aver debito. Capire una parola come “misericordia”, in questo contesto, sembra parola folle. Essa sfida una giustizia diversa, di cui la nostra civiltà (potenza, violenza, desiderio)
è incapace. Accosta il mistero di
un “dare
per amore”,
e dunque il mistero di Dio che crea, di Dio che salva. Sormonta la disperazione che ci prende davanti al  male, al grande male, perché “rivaluta e promuove
e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo” (Dives in Misericordia, n. 6). Ciò non riguarda solo l’uomo di fede, riguarda il profilo sociale dell’uomo moderno che vuol costruire uno Stato giusto, dopo tutte le rivoluzioni promesse e le rivoluzioni tradite. Di regole giuridiche si possono rivestire anche le muraglie e i fili spinati. La vera rivoluzione è capire che “a ciascuno il suo” significa volere che ciascuno sia se stesso, e nessuno è se stesso se oltre al pane e alla libertà non è raggiunto da un
po’ d’amore. Il debito della giustizia non si paga, senza misericordia. Giustizia è distanza, misericordia è intimità. Giustizia è debito, misericordia è dono. Giustizia non si fa, non si farà mai, se non si fa e non si farà misericordia.
C’è stato un Giubileo della Misericordia. Ho avuto l’impressione che un evento di grazia sia ricordato più o meno come l’Expo…nulla o poco è rimasto dell’incontro con la Misericordia che salva, che azzera il debito immenso della nostra fuga dalla giustizia di Dio. Buona giornata!

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