Giona (4):…La nostra Storia!

CAMPO ACR4-11 AGOSTO 2018BIENO (TN)Il Signore vuole portare Giona a ragionare. Gli fa delle domande, anche se già conosce la risposta, per permettere a Giona di trovare in sé la soluzione: vuole condurlo, passo dopo passo, a capire da sé che cosa sta a cuore a Dio. Il Signore non tratta Giona come un burattino di cui tira i fili a proprio piacimento, perché a Dio importa il bene dell’uomo, ma non vuole imporglielo.
Il messaggio del libro di Giona è un messaggio rivolto ad ognuno di noi. Osservando il metodo che Dio usa con Giona, siamo invitati a riflettere sul metodo che noi utilizziamo con gli altri per farli giungere alla verità e al bene.
La vicenda narrata nel libro di Giona inizia dal peccato di Ninive: Dio vuole salvare la città dal suo peccato. Ma nell’intento di Dio c’è la volontà che, attraverso il peccato di Ninive, anche Giona possa fare un cammino verso una maggiore comprensione del suo Signore.
È la storia di tanti di noi, che alla fine di una vita senza Dio, sono toccati da lui; per tanti toccare il fondo ha coinciso con il ritorno in Dio.
La storia di Giona è la nostra storia: è la storia delle nostre debolezze e delle nostre mancanze. Noi senti amo maggiormente la necessità di Dio proprio quando ci allontaniamo da lui. È l’esperienza che ha fatto niente poco di meno che Pietro: nel tradimento al Maestro egli recupera la forza di dare la vita per il suo Signore.
Nel cristianesimo non c’è nulla, neanche le cose più negative, che non possa essere volto in bene. Anche i peccati più brutti possono diventare, nelle mani del Signore, strumento provvidenziale che ci conduce a Dio. Nella nostra vita, come è accaduto nella vita di Giona, tutto è grazia.
BASTA POCO! La crescita di “una pianta di ricino” procura a Giona “una grande gioia”, una gioia tale che, quando la pianta secca, Giona “si sentì venire meno e chiese di morire…”.
Un giorno la pianta cresce; il giorno dopo secca: sono due episodi che ci dimostrano come nella vita basta poco per BENEDIRE, ma basta anche poco per MALEDIRE, basta poco per gioire e poco per piangere.
Dobbiamo cogliere l’invito a saper gioire delle piccole cose. Troppo spesso noi cerchiamo grandi gioie o grandi occasioni di gioia, che non sempre troviamo, mentre passano inosservate le piccole gioie quotidiane, che potrebbero rallegrare la nostra vita. Sono gioie semplici, fatte di incontri sinceri, di sorrisi regalati, di aiuti offerti…., ma profonde, che nascono da una parola che ci è rivolta in modo particolare, da una luce che improvvisamente si riversa sulla nostra vita, dalle attenzioni di cui siamo fatti oggetto….
La “pianta di ricino che in una notte è cresciuta e in una notte è persa” ci ricorda anche la nostra debolezza e la nostra fragilità. Basta poco: un imprevisto, un piccolo “verme” è sufficiente a far crollare i nostri progetti preparati con cura, come è accaduto a Giona.
Ancora una volta facciamo esperienza che basta un granello di sabbia per inceppare un meccanismo perfetto; ancora una volta tocchiamo con mano che non tutto dipende da noi, che non siamo i signori della storia, nemmeno della nostra piccola storia. A volte basta un nulla per farci perdere la serenità e la fiducia in noi stesi e negli altri. Può arrivare un piccolo “verme” che rischia di rovinarci la vita…
La solidità di una persona non si misura nella sua potenza, ma nella profondità delle sue radici…. Tante persone possono contribuire alla cura dell’albero della nostra vita, ma il lavoro di mettere “le radici” robuste e profonde è solo personale: nessuno può farlo al nostro posto!
Il testo non racconta come sia finita la storia di Giona, ma è certo che, dopo essersi scontrato e incontrato con Dio, Giona non è più lo stesso. Egli ha vissuto troppe situazioni, ha incontrato troppe persone, ha ascoltato troppi discorsi per rimanere il Giona di prima.
Qui a Bieno, abbiamo visto, abbiamo toccato e fatto esperienze delle più disparate e delle più diverse ciascuno tra di voi ha esperienze diverse, ha vissuto la sua Bieno, il suo campo, ma anche questa esperienza ci deve cambiare, la “missione” ci cambia! È un’esperienza che facciamo tutti: nessuno di noi è più quello che era quando è partito. Abbiamo imparato e lasciare perdere tante cose che credevamo essenziali; ci siamo arricchiti di tante altre cose che pensavamo essere solo povertà; abbiamo confrontato le nostre idee con quelle degli altri;
abbiamo imparato a convivere con chi è diverso rispetto a noi; sappiamo che dare significa condividere e condividere è sempre ricevere!
Il grande messaggio di Giona, a noi che lo abbiamo mediato e letto qui a Bieno, che ci consegna e che noi dobbiamo comprendere che Dio sta troppo “stretto” nella nostra pelle, in una sola cultura. Dio ama vasti orizzonti, dove anche i nostri occhi vedono chiaro e il nostro cuore impara ad assomigliare al Signore. Dunque al termine del nostro cammino diciamo al Signore che ci lasciamo “mandare”…. BUONA STRADA!

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