Le Donne e la DONNA!

assuntaEccoci alla Festa dell’Assunta!!
Una festa che dice a tutti noi: “Maria ora si trova là dove un giorno saremo tutti in Dio”. Dio l’ha presa, assunta con sé e, se lo vorremo, un giorno lo farà lo stesso con noi. In quel giorno ci dirà: “Vuoi che io ti prenda, assunto con me per sempre? Non ne hai i meriti e non te lo sei meritato con le tue opere buone. Non guardo a chi sei o a cosa hai fatto, non hai meritato la salvezza: te la offro. Vuoi stare con me sempre? E se noi gli risponderemo di sì, Lui ci prenderà per sempre. Il Vangelo di oggi è un Vangelo di donne: non vi sono uomini e questo è stano. Elisabetta è importante perché è sostegno a Maria. Elisabetta, non è più solo “grande” perché, anche se sterile, partorisce un maschio, ma è grande soprattutto perché accoglie nella sua casa e nel suo cuore un’altra donna, dà fiducia e protezione a chi ne ha bisogno.
Sì Maria non va solo e soltanto da Elisabetta per aiutarla, ma per esser sostenuta nel dramma, e nell’incredibilità della sua situazione. Infatti, appena entra, Elisabetta saluta Maria, la sostiene e la benedice, la consola e gioisce con lei. È quello di cui Maria ha bisogno qualcuno che, nella sua condizione, la possa comprendere.
Devi fare una grande scelta: dove vai? Hai un momento di sbandamento da chi vai? Chi ti può accogliere? Chi ti può capire?
Trovare “Elisabette” nella nostra vita è una benedizione enorme.
Elisabetta è quella persona a cui tu puoi aprire il cuore, a cui tu puoi confidare i tuoi dubbi, le tue difficoltà. Elisabetta è quella persona che ti dice: “Non aver paura, vai avanti fidati di ciò che senti dentro”. Elisabetta è quella persona che ti dice: “Stai qui con me, stai da me, finché le tue paure si calmeranno”.
Ciò che fa Elisabetta è meraviglioso. Maria arriva con la sua paura, i suoi dubbi e le sue perplessità. Maria per la legge ebraica, era in peccato mortale: avrebbe dovuta essere uccisa perché era incinta prima del matrimonio e, per di più, non dal suo uomo. Elisabetta l’accoglie, la rassicura, la copre di attenzione. Oggi questo atteggiamento lo chiamiamo em-patia. Em-patia vuol dire “sentire dentro”. Empatia è la capacità di sentire il dolore altrui, di sentire i sentimenti altrui. Non dimentichiamoci che Elisabetta era avanti nell’età come ci riferisce l’evangelista. Questo è il compito delle donne più anziane, di quelle che hanno più esperienza e certe cose le hanno già vissute: essere riferimento, sostegno per quelle più giovani. L’anziano è colui che ne ha passate nella sua vita e che ha sconfitto molte avversità. Una saggezza spesso e volentieri dimenticata.
Maria poi canta il Magnificat. Sappiamo per certo che Maria non l’ha mai scritto: esso è un inno della prima comunità cristiana attribuito a Maria. Notiamo due cose in questo cantico. La prima: Maria non canta solo per suo figlio, ma per tutti i figli e gli uomini che vivono nella povertà. Maria estende il suo canto a tutti gli uomini e a tutti i figli che sono soli, che soffrono angherie, che sono affamati, che sono angosciati. Il suo sguardo non è personale ma è sociale. Maria non può dimenticarsi o disinteressarsi di tutti quelli che soffrono e non può chiudere gli occhi di fronte a ciò che ha davanti. Maria non concentra il suo sguardo solo su suo figlio, ma su tutti coloro che in qualche modo soffrono.
Il secondo grande pilastro del Magnificat è che questo canto è messo sulle labbra di una donna povera. Quando si dice “Dio ha guardato l’umiltà della sua serva” non si intende l’umiltà morale, la riservatezza, il silenzio ma l’effettiva condizione di questa donna.
Maria era una donna povera, Maria si mette dalla parte della donna maltrattata, di chi è senza risorse. Qui Maria non  è la creatura dolce, tenera e docile, Maria qui è la donna appassionata, piena di dignità e di energia. Maria è la donna che se vede l’ingiustizia non sta zitta, non è la donna del compromesso, ma la “canta” a tutti i prepotenti del mondo. Non è solo la donna del “SI’”, che accontenta tutti, sempre disponibile, qui Maria dice un chiaro e perentorio “NO” ad ogni ingiustizia e a ogni sopruso.
Magnificare vuol dire letteralmente “rendere grande, fare grande, allargare, ingrandire”. Maria magnifica perché non ha messo confini a Dio e Dio ha potuto operare in Lei. Peccato è limitare Dio, non fargli spazio, non credergli e non dargli ospitalità nella nostra vita. Dio vuole fare cose grandi con ciascuno di noi. E quando io gli dico: “No, io non soano fatto per queste cose; a me basta una vita umile, semplice e tranquilla” non sono affatto la persona umile che voglio far credere, ma la persona paurosa che si nasconde dietro una falsa umiltà. La fede autentica di Maria è stata quella di poter credere che lei, che era niente per la società del suo tempo, fosse qualcosa di grande per Dio. Lei ha creduto in Lui. Fede è credere nella propria grandezza, importanze, nelle risorse nascoste dentro di noi e farle uscire allo scoperto. Fedeltà è, come Maria, lasciare che Dio faccia in noi ciò che deve fare così che noi possiamo magni-ficare Lui e Lui possa magni-ficare noi…. Buona Festa dell’Assunta!

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