Giona (1): Quale libertà?

CAMPO ACR4-11 AGOSTO 2018BIENO (TN)Propongo anche a Voi, cari amici, le riflessioni che hanno accompagnato l’esperienza estiva dei miei bambini a Bieno (TN) nel campo ACR, per comprendere e contestualizzarle, leggi il “cortissimo” libro di Giona…..

Giona non si chiede che cosa vuole e di chi ha bisogno Dio, né tantomeno di che cosa hanno bisogno gli uomini. Lui cerca solo tranquillità e sicurezza.
– Ci siamo mai chiesti pari pari che cosa vuole e di che ha bisogno di noi Dio?
La prima cosa che Giona cerca è il sonno. Non vuole sentire nulla e nessuno. Il traguardo che raggiunge è quello di poter dormire, ossia di essere assente.
– Nelle nostre famiglie, nei nostri rapporto con la nostre comunità quante volte e perché non vediamo e non vogliamo sentire nessuno, perché della tua assenza? Cosa ti impedisce di essere presente?
Per Giona è quella che consiste nel liberarsi della propria missione, sottarsi alla chiamata, cancellare i segni della propria identità.
– La tua missione, le tue scelte, la tua chiamata qualsiasi essa sia è chiara, ti è chiara la tua identità non solo quella della carta d’identità….
Quale liberta? Si possono rintracciare, vari tipi di libertà:
1. Giona è l’espressione del PRIMO TIPO DI LIBERTA’, quella che l’uomo si arroga con la propria ostinazione. Fare ciò che piace, ciò che è comodo, ciò che è più facile, quello che comporta meno difficoltà e rischi. Libertà che consiste nello sfuggire alla proprie responsabilità.
2. Ma c’è anche la LIBERTA’ DI DIO. Quel Dio che insegue, bracca, precede, blocca e travolge il profeta fuggiasco. Dio non si da per vinto quando gli uomini gli voltano le spalle. Altra conseguenza attuale: la Chiesa viene chiamata in causa quando cerca la propria sicurezza negli affari, nel benessere, nella politica, nella diplomazia, invece di ascoltare la voce che la manda dove la vita è scomoda, dove c’è pericolo, dove c’è sofferenza, dove c’è addirittura persecuzione. E allora qual è la vera libertà? Quella conquista per sé, o quella che ci porta alla libertà di Dio?
3. Bisogna arrivare alla LIBERTÀ DONATA. Non quella conquistata pagando banalmente il prezzo del biglietto! Dovremmo imparare a ridere delle nostre vie tortuose che ci fanno sprecare energie, tempo e danaro: Ridere delle mortificanti libertà che ci siamo prese. E rallegrarci per Dio che ci raggiunge ostinatamente sulla nave delle nostre infinite fughe.
Dio porta Giona da una libertà “egoistica” all’impegno libero, non soltanto a una ferma e biascicata e imbarazzante confessione di fede, ma la sacrificio di sé per placare il mare adirato. Giona passa dalla sufficienza alla generosità, dal suo Io che si autocommisera a quello del dono di sé. Giona sceglie di morire per qualcosa.
– Chiediti quale libertà sia veramente libera: quella conquistata da sé con la testardaggine, oppure la libertà donata da Dio, che si traduce nella docilità della Sua Parola?
Riflettendo sulla vicenda dei marinai abbiamo scoperto come può nascere la vera fede. La paura del disperato è diventata grazie all’impacciata professione del fallito Giona, una nuova conoscenza e quindi un timore reverenziale.
– La Chiesa è la barca su cui sono invitati a salire gli altri, oppure essa stessa sale, come ha fatto Giona sulla barca di tutti?
All’apparenza, in quanto chiamato da Dio, Giona dovrebbe essere il protagonista di spicco, ragguardevole, il personaggio illustre, cui andrebbero riservati i posti d’onore. In realtà Giona sulla nave non è solo un personaggio coreografico, di secondo piano, ma un uomo inutile. È un abusivo anche se ha pagato regolarmente il biglietto. È un peso e un ingombro. Direi di più: rappresenta un pericolo per tutti.
– Quando anche tu vivi lasciando vivere circa gli aspetti che riguardano alla chiesa sei un peso morto e potresti esser un pericolo per tutti, ti sei mai chiesto come e perché sei stato “convocato” qui a Bieno che cosa potrebbe cambiare solo se tu volessi?
Il sonno di Giona non è certo un segno di serenità o di fede, o di dominio della situazione come quello di Gesù quando il mare è in tempesta. Il termine ebraico usato indica piuttosto qualcosa che richiama una specie di morte apparente, una catalessi. Il sonno di Giona è espressione di insensibilità, di assenza volontaria da una realtà scomoda, è un sonno, ahimè, segno di angoscia, un incubo. Giona si lascia avvolgere dal sonno come in un sudario. E avvolto in quel lenzuolo mortuario, dice ai marinai. “Prendetemi e gettatemi in mare” (v. 1,11). Pesante come il sonno, pesante come un sasso! È incapace di sognare, la sua notte non è popolata di stelle come quella di San Lorenzo!
Quale differenza rispetto ad Abramo, chiamato da Dio, a uscir fuori dalla tenda per contare le stelle “se le puoi contare” (Gn 15,5).
Lui è un uomo positivo, prudente, calcolatore, concreto. Non riesce a sognare Ninive convertita.
La scena del versetto 5 (Giona che dorme) richiama quella descritta da 1 Re 18 dove Elia affronta i profeti di Baal sul monte Carmelo. Contrariamente alla scena del Carmelo, Giona è assente, non sfida glia latri dei portando avanti il nome di Jhwh, si farà presente solo perché costretto. Buona Giornata!

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