Vita oltre la morte…

vitaNei vangeli di queste domeniche Gesù deve passare ad un’altra riva o compiere uno spostamento. Non è solo un passaggio o uno spostamento fisico, ma c’è anche un movimento che interessa la persona nel suo insieme. La vita è fatta da distacchi, di passaggi, di momenti in cui si lascia un posto per andare verso un altro. Quando questo avviene si scontrano due forze dell’uomo: una forza conservativa, e la forza progressista. Una forza dice: “Stai qui, non muoverti. Qui sei al sicuro” Abbiamo il lavoro, la famiglia, i nostri figli, perché in fin dei conti dovremmo cercare qualcosa d’altro?  E l’altra forza che ci dice: “bisogna andare oltre, Esci, cerca, costruisci, divieni, diventa te stesso”.
In questo suo modo di uscire Gesù deve affrontare almeno due passaggi duri e ostici. Il primo, quello che intravvediamo dal vangelo di oggi: prendere coscienza di ciò che si è, tenere quello che di buono ci è stato dato e lavorare su di noi per buttare fuori ciò che ci fa male, così da costruire la nostra vita. La mia vita è nelle mie mani, nelle mie scelte e nelle mie responsabilità. Questo vuol dire esser adulti E’ il passaggio dal bambino all’adulto. “Ok sono così, ho ricevuto questo e non dipendeva da me, ma adesso deciso io…”. Il bambino si aspetta tutto dalla mamma, : La Parrocchia, il governo, il comune dovrebbero fare così….. L’adulto, invece, fa in prima persona.
Il secondo passaggio lo sentiremo settimana prossima: liberarsi dai condizionamenti e soprattutto, dal giudizio dei familiari e di quelli che ci amano. Perché se vivi tentando di accontentare chi ti ama, tu non vivi. Sei ancora quel bambino che tenta di fare felice papà e la mamma per avere la loro approvazione…
Nella prima parte del Vangelo di oggi. Si parla di un uomo e di sua figlia. Lui è il capo della sinagoga, un pezzo da 90, la sua figlia dev’essere l’orgoglio del papà. Perché una figlia, è, lo si voglia ammettere o no, lo specchio dei genitori. Gairo parla dii sua figlia e la chiama “figlioletta” ma la sua figlia ha dodici anni e a quell’età si diventa adulti in Israele. La tratta ancora come la sua bambinetta. In realtà Gairo vuole nascondere a se stesso che quella “bambinetta” ma non è più sua, non è più il suo giocattolo… Quante volte sentiamo dire tra genitori: “Sono così belli da piccoli”, quasi fossero dei giocattolini ma attenzione, sono “persone” in potenza con cui non possiamo giocare! Alla fine del racconto Gesù ordina ai genitori di darle da mangiare. Da morte, ritorna in vita, e chi vive mangia… Il cibo è vita e dà la vita, dà nutrimento, rappresenta la voglia di vivere.
Quanti genitori dicono ad altri: “Gustateli finché sono piccoli perché dopo, da grandi caro…. Sono solo problemi…!”.
Quanti padri e madri, quando la figlia arriva all’adolescenza, la rinnegano, perché non la riconoscono come mera o mero esecutrice di ordini, prestabiliti e programmati?
Finché era la loro bambina, tutto andava bene, ma adesso che la bambina guarda altrove, si scontra con i genitori, non accetta più quello che prima accettava.
Giaro come immagine di ogni padre deve lasciare andare la figlia, il figlio. E per lui “lasciare andare” è come morire.
La figlia, ogni figlio per vivere deve morire per suo padre.Gairo deve lasciarla andare. La guarigione nel vangelo avviene solo dopo che la figlia è morta. Gesù non fa sconti a questo padre, e non fa sconti a ciascun padre!
L’altra donna del Vangelo invece soffre di perdite di sangue.  La sua religione gli impedisce di guarire: non può toccare nessuno e tanto meno un maestro come Gesù: lo renderebbe impuro. È una donna che vive isolata. L’emorroissa è dissanguata non solo perché perde sangue ma perché ha perso tutti i suoi averi.  Questa donna ha dato la sua vitalità a tante persone, ma non è felice, è ammalata, triste, insoddisfatta e sola perché ha sempre dato per ricevere.
Ci sono due modalità di ricevere: c’è chi dà perché è pieno e c’è chi da per ricevere. Chi da perché è ricolmo, lo fa con passione e nasce dalla ricchezza del suo cuore. Non chiede niente, non ha pretese. Chi da per ricever, invece, ha bisogno di affetti, di attenzioni di riconoscimento e siccome non è in grado di chiedere, fa e si disfa, per avere un ritorno. Siccome il mio cuore è vuoto, ho bisogno di ricevere, costi quel che costi! Ciò che colpisce dell’emorroissa è il suo coraggio, infrange le regole tocca Gesù. Gesù le dirà alla fine “la tua fede ti ha salvato”.
Cioè è per questo tuo coraggio, per questo tuo credere al di là delle sconfitte e le delusioni precedenti che tu sei guarita.
Gesù chiede “chi mi  ha toccato?”. Gesù le chiede di uscire allo scoperto, di legittimare il suo bisogno d’amore. E la donna deve uscire davanti a tutti e affrontare il giudizio severo della gente. Gesù con quella domanda chiede di dichiarare alla donna che “…Io sono vita” la vita che vuole circolare liberamente in me. La vita che vuole uscire ed esprimersi da me. Vita è il mio pianto, vita è la mia rabbia, vita è il mio stupore vita è felicità che ho dentro. Vita è creare. Vita è chiedere aiuto.
Devo avere, anche io come quella donna la forza di legittimarmi, di tirare fuori da me tutta la mia vita che c’è in me e che vuole vivere.
Fede dopotutto è far vivere la vita che c’è in me, e peccato, morte è seppellire e lasciare morire la vitalità che Dio ha messo in me. Tocchiamo e lasciamoci toccare dalla Vita.
Buona domenica e buona settimana.

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