Un ramo….

senapeGesù, nel Vangelo di questa domenica usa ancora due immagini tratte dal mondo lavorativo del suo tempo. Con la prima mette in scena l’agricoltore. Questi ha seminato prima dell’inverno. Durante l’inverno il seme germoglia e cresce. Il testo mette in rilievo l’aspetto automatico della crescita. Gli antichi non conoscono tutti i processi della natura e quindi tutto ciò che avviene nel campo viene attribuito, genericamente, alla terra che “da sé”, “automaticamente” fa sì che il germoglio si sviluppi. Il contadino interviene soltanto alla mietitura. Lui, che non ha avuto ruoli nel far crescere la messe, può mettere mano alla falce e tagliare il grano.
La seconda immagine è quella della senapa. Il granello di senape è piccolissimo. La pianta, invece, può raggiungere i tre metri di altezza, con rami lunghi, tanto che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra.
Il linguaggio del mistero è il linguaggio delle cose semplici. Il mistero vero e proprio, non può essere contenuto in tante e tante chiacchiere o in discorsoni più o meno complicati, ma si svela spesso e sovente nelle immagini legate alla vita di tutti i giorni. Il mondo che più ci è familiare è quello che meglio di ogni altro ci dà la possibilità di sfiorare le realtà grandi, quelle che vanno oltre noi.
Ecco allora che ci è possibile comprendere fino in fondo il brano della prima lettura che ascolteremo oggi…. Io posso essere quel cedro maestoso, superbo, elegante e nonostante tutto ho bisogno che Dio vi stacchi un rametto insignificante, che so una preghiera fatta col cuore, un briciolo di umiltà, un rimorso sincero, un sospiro, una confessione di ignoranza, un piccolo desiderio, un gesto disinteressato, un momento di silenzio e lo trasformi nel terreno che solo Lui conosce. Il mio albero orgoglioso, sicuro di sé, affermato non offre alcun interesse allo sguardo di Dio. Risulta inutile per il suo progetto. Lui ha bisogno di una scheggia, di un frammento, una trascurabile parte, per tentare l’innesto. Lui cerca il meglio di me stesso, le piccolezze, il sogno non ancora guastato dal realismo, l’infermità, la povertà. Di lì tutto può cominciare. Basta che consento al distacco, alla perdita. Io mi ritengo chissà che cosa. E mi illudo che Dio abbia bisogno di chissà che cosa da me. Non ho ancora imparato che Lui per realizzare cose grandi si serve non di chissà che cosa, ma di cose da niente: un po’ di modestia e un po’ di trasparenza.Dio crea dal nulla. Buona Domenica!

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