Per non dimenticare: 29 maggio 2012 – 29 maggio 2018….

chiesa mortizzuoloIl 29 maggio 2012 alle ore 09:00:03, una nuova scossa molto forte di magnitudo 5.9 è stata avvertita in tutta la nostra terra,  creando panico e disagi l’epicentro è stato individuato nella zona compresa fra Mirandola, Medolla e San Felice sul Panaro.
A quella delle 9:00 seguirono altre tre scosse rilevanti: una alle 12:55 di magnitudo 5.5, una alle 13:00 di magnitudo 5.0 e un’ulteriore scossa alla stessa ora di magnitudo 4.9
Per la nostra gente il mese di maggio, ed esattamente il giorno 29 è il mese del ricordo amaro dell’esperienza amara, dura indescrivibile della terra che trema, il ricordo della precarietà, ma anche della solidarietà. Sono passati ormai 6 anni da quegli eventi drammatici e i segni di quell’esperienza sono ancora, nonostante gli elenchi delle opere fatte, sono sotto gli occhi di tutti e, ahimè, si ha come l’impressione che con il passare del tempo meno se ne parla e meglio è….
Gioiscono le comunità che possono constatare che qualcosa si è fatto, e ci si rassegna là dove nulla o poco si è fatto. La speranza di tanti è stata ed è stata messa nel “computo” delle cose da fare, le certezze, per la verità poche, a disposizione per le inevitabili scorribande medianiche che nella ricorrenza annuale non sono mai troppe. Della nostra fede, della fede della nostra gente, poco si dice. Nel Vangelo di Luca al capitolo 23 di dice, in riferimento ad Erode: “sperava di vedergli fare un miracolo…”. Tanti di noi come Erode. Ci sono cristiani che si illudono di puntellare la loro fede traballante, flebile, assopita coi miracoli, talvolta incoraggiati anche da pastori che non sanno nutrirli con il pane della Parola. Dimenticano che la fede rappresenta la condizione del miracolo, non il suo frutto. Dimenticano che la pretesa di un Dio facilitatore di miracoli in serie nella Bibbia, viene bollata come “tentazione” da tenere all’uscio della propria porta.
Non possiamo pretendere che Gesù o i nostri Santi, salgano sul palcoscenico per sbalordirci a colpi di miracoli spettacolari e in tal modo obbligarci a credere. La firma di Dio è la discrezione! E fede significa muovere passi incerti, nella nostra quotidianità, lungo un cammino difficile, illuminato solo dalla luce fioca, tenue di quella lampada che è la sua Parola.
Tentare Dio, in questa prospettiva, significa sostanzialmente dubitare del suo amore. Pretendere che Dio manifesti sempre, su comando e a richiesta dell’uomo, in maniera spettacolare. Esigere che sia lui ad aprire la strada, spiani ogni difficoltà, a colpi di miracoli sensazionali. Ossia, sfidarlo a produrre segni eccezionali in continuazione per dimostrare che si prende a cuore la sorte delle sue creature. Più che fidarsi di Dio, nell’oscurità luminosa della fede, lo si provoca a essere produttore di miracoli. Viviamo così oggi: in una certa fede che si nutre avidamente di miracolismo, di straordinario, di sensazionalismo, che non sa leggere nella trama delle umili vicende quotidiane i segni del suo passaggio e del suo interessamento per noi, più che un credere è tentare Dio.
Resta sempre valido l’ammonimento: “Rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice. Egli si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui” [Sap. 1,1-3].
La fede, anche e soprattutto della nostra fede, provata dagli eventi drammatici del sisma, si nutre di fede e non di miracoli.  Gesù non può essere un semplice tassello nella nostra vita, ma Uno che ti cambia la vita. Non accetta di diventare un “elemento” decorativo, una delle tante statistiche, ma Uno che sconvolge tutto, spalanca nuovi orizzonti, incanala la nostra esistenza in un solco nuovo aldilà dei vari “mude”, o delle varie scartoffie burocratiche che anche l’evento sismico ha alimentato. Anche nella nostra Chiesa oggi, c’è chi vorrebbe carezzare il pelo (accuratamente e devotamente pettinato) a certe volpi, apparentemente mansuete. Invece bisognerebbe mandare a dire loro brutalmente: noi andiamo per la nostra strada. Di pollai da saccheggiare il tempio non ne ha da offrirvene, ci basta la nostra semplice, scarna ed incerta fede. Meditiamo gente….

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