A proposito di prime comunioni ai nostri bambini….

Holy communionNella domenica in cui la chiesa celebra la solennità della Santissima Trinità 18 nostri bambini riceveranno la prima Santa Comunione…. come non pensare a tutti quei bambini che in queste settimane riceveranno questo dono. Voglio condividere con voi queste riflessioni che ho “spezzato” con i genitori della mia Parrocchia…
«La madre Chiesa partorisce verginalmente in quest’acqua i figli che concepì per il soffio dello Spirito di Dio». Questa frase è scritta  all’interno del Battistero di S. Giovanni in Laterano. E’ una frase molto importante per noi: da molti secoli ci testimonia che noi siamo una madre che genera nuovi figli alla fede. Certo, la Chiesa è prima di tutto una figlia generata dalla Parola di Dio; ma, proprio per questo, è chiamata dal Signore a diventare nei secoli la sposa che, attraverso la sua stessa vita filiale fecondata dalla Parola di Dio, genera figli alla vita nuova del Vangelo. Questa è una missione che il Signore affida a tutta la Chiesa e a ciascun cristiano. Anzi possiamo dire che è affidata, in modo particolare, a quella prima Chiesa domestica che è la famiglia. In questo la Scrittura ha tanto da insegnarci: il primo luogo in cui si trasmette la fede e la vita cristiana è la casa e i padri e le madri sono per i loro figli il primo volto della Chiesa madre, i primi narratori dell’esperienza dell’incontro con Gesù.
E’ questo un punto oggi da riscoprire: Dio si fida di noi per la trasmissione della fede, e non importa se la nostra vita non è ora perfettamente quella che “dovrebbe essere”.
La nostra vita di padri e di madri è quello che è e ciò che è decisivo è narrare l’amore e la misericordia di Dio che abbiamo sperimentato.
Faccio riferimento al testo che ha costituito il paradigma dell’istruzione per Israele e che invita ogni credente alla trasmissione della fede alle nuove generazioni.
Deuteronomio 6:  “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi  e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte”.
Il grande comandamento.
Ancora oggi il grande comandamento è ripetuto tre volte al giorno dalle famiglie ebree osservanti ed è possibile trovare il testo in piccole scatole appese agli stipiti delle porte delle loro case.
Che compito meraviglioso, per un papà e una mamma! Provo a raccontarti l’amore di Dio, quell’amore che mi ha permesso di non perdermi, e che non voglio mai dimenticare. Ti voglio testimoniare quanto Dio sia importante per me, e come ho imparato ad amarlo.Per Israele è chiaro che l’essere genitore non si riduce alla dimensione biologica o materiale, ma comprende l’atto spirituale dell’educazione alla fede. Il verbo ebraico usato in questo versetto è interpretabile in due modi: o come «inculcare», per esprimere il gesto di chi deve vincere certe resistenze del figlio e penetrare nelle sue difese (da «acuire», in riferimento a lame appuntite, cf. Dt 32,41); d’altra parte, come anche troviamo nella traduzione CEI 2008, il verbo può essere tradotto «ripetere». Il padre e la madre sono i primi insegnanti e sanno per esperienza che gli atteggiamenti profondi della vita, come l’amore per Dio e per il prossimo, non possono essere l’oggetto di un insegnamento occasionale: si comunicano ripetendoli, con le parole e soprattutto con la vita, e mettendo in atto un paziente lavoro educativo, capace di rimuovere dal cuore del figlio le tentazioni dell’egoismo, dell’affermazione narcisistica, del ripiegamento su di sé, perché si apra spontaneamente alla bellezza e al fascino dell’amore.
Ne parlerai quando sei in casa e quando cammini per la via.
L’insegnamento occupa lo spazio (quando sei in casa e per la via) e il tempo (quanto ti corichi e quando ti alzi). L’unione con Dio («le parole siano nel cuore») ha reso la vita dei genitori semplice e unificata dallo stesso principio: essi sono gli stessi in casa e nella vita pubblica, la mattina e la sera. L’educazione, pertanto, non è semplicemente legata ad alcuni momenti o luoghi, ma riguarda l’esistenza intera. I figli, normalmente, sono molto sensibili nel cogliere le contraddizioni tra la vita e la parola che si trasmette. Per questo motivo i genitori –– e per estensione i pastori, i catechisti, gli educatori, i professori –– sono i primi testimoni della parola che annunciano.
La prima comunione cos’è se non momento in cui come “grandi”, “adulti” testimoniamo la necessità, la gioia di condividere, di spezzare di lasciarsi spezzare in questa testimonianza?
Auguro innanzitutto a me stesso, a ciascuno di Voi adulti e ai nostri simpaticissimi bambini la gioia di sentirsi primi accanto a Colui che ci precede, si dona sempre per Primo per ciascun secondo….

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