Accompagnare…

BON BOSCOOggi ultimo giorno del mese di gennaio è legato alla memoria di San Giovanni Bosco, grande sacerdote vissuto nel ‘800 e che ha ancora tante cose da dirci!
Prima fra tutto: chi accompagna educativamente non è il centro dell’avventura educativa! Anzi, solitamente chi accompagna a un certo punto deve scomparire. Un aspetto questo fondamentale per chi come cristiano pensa e si rende utile per evangelizzare la nostra stessa educazione: segna il carattere “provvisorio” di “mediazione” di ogni accompagnamento.. Tutto lo sforzo educativo è orientato ad abilitare all’esercizio della vita cristiana in modo adulto e in comunione con la comunità. In definitiva l’accompagnamento di cui parlo mira a restituire le persone all’azione dello Spirito, il quale è e rimane la forza che sostiene l’autonomia del credente, sia esso maturo o no. Si accompagna per rendere adulti nella fede, nella consapevolezza che l’autonomia è legata ad una crescita della fede di ciascuno. Accompagnare una persona, come ha fatto Don Bosco, alle soglie dell’avventura della vita, alla cosiddetta “adultità” della fede significa lasciare che essa esprima la sua fede all’interno della sua esistenza e assuma gradualmente la responsabilità di accompagnare, poi, altri alla stessa fede. Questo significa che l’accompagnamento sfugge alla tentazione delle statistiche, dei risultati e che non è il soggetto, i genitori o la comunità che accompagna a verificare i risultati. Ma Don Bosco insegna anche a farsi “compagni di viaggio”, un impegno costante per impegnare la vita per favorire l’azione dello Spirito Santo., che è sempre dono del Risorto e che abita inaspettatamente tutte le persone.
Chi accompagna, secondo lo stile di Don Bosco, dve farlo nella gioia del Vangelo, deve essere capace di rimanere sorpreso delle persone, deve sapere guardare con simpatia, per poter comprendere, scoprire il desiderio di bellezza nel cuore di coloro che ha incontrato. Ecco magari spiegato, come tanti discepoli di questo santo sacerdote, un pò ovunque nel mondo, siano riusciti  ad accompagnare nella gioia del Risorto che si è tradotta nella capacità di comunicare la “grazia” del Vangelo, di raccontare la bellezza di un a vita toccata dalla grazia, senza mire proselitistiche, ma semplicemente perché non possiamo tenere per noi quello che abbiamo ricevuto. In questo senso l’auto che accompagna nella fede cresce e fa crescere la comunità perché essi stessi, a loro volta, ricevono. Si riceve continuamente la fede, rielaborata nella vita di chi si accompagna, fossero anche solo “ragazzi di strada”; si riceve nuovamente se stessi, perché lo sguardo, il sorriso dell’altro permette di renderci conto della grandezza del dono. Buona Giornata!

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