La santa Messa del “13”. La prima Parola di Gesù sulla Croce.

13 del mese mortizzuoloNelle esperienze di dolore davvero forte, quando qualcosa di ingiusto e immotivato ci colpisce, quando ci sembra che la vita intera si rivolti contro di noi e che nulla possa intervenire in nostro favore, consideriamo naturale che il nostro cuore si chiuda, si contragga: ci raccogliamo a difesa, fisicamente e psichicamente. Ci riconosciamo una specie di diritto di occuparci solo di noi stessi, di conservare con attenzione il poco che ci rimane, di cercare il solo piccolo calore interno che può a mala pena scaldare noi stessi.
Se guardiamo al Crocifisso, la sua stessa figura fisica ci colpisce per la posizione assolutamente contraria a questa “logica” reazione: sta inchiodato a braccia spalancate, aperto al mondo intero, il suo costato e il suo cuore saranno aperti e faranno uscire sangue ed acqua, come se l’apertura fosse così grande da strappare il cuore stesso, fino ad una misura più grande di se stesso.
Il suo sguardo e la sua parola, la sua prima parola, sono rivolti ai carnefici, prima che a sé o ai suoi, sua madre, il discepolo; non rivendica i suoi diritti, non difende se stesso: offre invece una parola di perdono. Là dove sarebbe normale aspettarsi esasperazione, Gesù lascia che il suo cuore si dilati nella sovrabbondanza del perdono. Come in tutta la sua vita, Gesù sconvolge l’ordine delle cose: “Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14,11); tutto ciò che a noi sembra normale, logico, è chiamato a essere messo in gioco, ad essere rovesciato.
Il primo elemento dunque che questa parola ci invita a considerare è “lasciarsi spezzare il cuore”, è l’invito a non considerare la difesa di sé e del proprio dolore come un valore assoluto, indiscutibile: il nostro Maestro e Signore è uno che si lascia spezzare il cuore dal male del mondo.
Il secondo elemento è che il contenuto di questo spezzarsi del cuore non è un vago sentimento passeggero, ma è il perdono: il perdono è un gesto delicato e difficile.
Non significa negare il male, minimizzarlo o fare come se il male non fosse mai esistito; non è la negazione della giustizia, né una sciocca ingenuità.
Il perdono è  nuova creazione, Il perdono accetta  di spezzare la coazione a ripetere e crea un mondo nuovo di possibilità, un frutto nuovo di vita.
Perciò è grazia, dono, e non semplice prodotto della nostra logica!!!
Ma c’è ancora di più, Gesù aggiunge qualcosa. Troppo poco pregare…., Lui ha voluto anche scusare. «Padre» disse «perdona loro perché non sanno quello che fanno». E sempre così, anche oggi: siamo grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Gesù che è l’unico che sa e conosce il cuore dell’uomo, non si è accontentato di perdonare, ha voluto anche scusare. Noi possiamo perdonare solo sulla base di un sentimento di solidarietà nella debolezza. Ognuno di noi è un “povero conoscitore”, innanzi tutto di se stesso e delle proprie potenzialità̀.
Gesù dà voce a coloro che hanno saputo e sanno perdonare, ma se ci guardiamo intorno scopriamo che il mondo che ci circonda spesso non è ancora capace neppure di giustizia e ancor meno, ovviamente, di perdono. Questa prima parola di Gesù sulla croce ci chiama dunque innanzi tutto in causa a operare per la giustizia, compiere e testimoniare ciò che è giusto, e insieme compiere e testimoniare che come cristiani crediamo necessario e indispensabile; il perdono, quel perdono che può fiorire solo sul terreno fecondo della giustizia.
Allora stasera eleviamo al Signore Gesù questa preghiera:
Signore Gesù, in questo 13 del mese vogliamo farci accanto a te sul calvario, mescolati alla folla che guarda e ascolta. Tu hai allargato le tue braccia sulla croce per accogliere tutto e tutti in un abbraccio di misericordia, hai perdonato senza negare il male, hai scusato conoscendo coloro che non sanno e non conoscono. Donaci di operare per la giustizia e di far fiorire da essa il perdono, donaci la conoscenza della nostra debolezza e la misericordia che riconosce quella degli altri e la comprende. AMEN

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