Natale…tempo di delicatezza!

nataleNatale. Parliamo di delicatezza. La delicatezza è essenzialmente questione di sguardo. Anche stasera come duemila anni fa. Si tratta anche stanotte di vedere, accorgersi, intuire. E ancora una volta, il discorso si applica prima di tutto, alle persone che ci sono vicine.
La nascita di Gesù nella povertà più assoluta ci deve convincere che l’uomo si spezza facilmente. Un cuore si rompe facilmente. Non si avverte neppure uno scricchiolio all’esterno. Un proverbio arabo ammonisce: è l’ultimo filo di paglia quello che spezza la schiena al cammello”. E un proverbio napoletano, pur sostituendo il cammello con l’asino, arriva praticamente alla stessa conclusione: “Cento niente hanno ucciso “’o ciuccio”.
Quante volte anche noi ripetiamo, per giustificare certi nostri comportamenti sgarbati e indelicati nei confronti di qualcuno: “Non è niente….in fondo, non gli ho fatto niente….non gli ho detto niente di particolarmente grave…”.
Trattandosi di persone, il crollo sovente è dato dall’ultimo filo di paglia, dall’ultimo niente. Non è questione, di carichi di lavoro, altre sono le cose che normalmente spezzano la schiena di una persona, la piegano senza che possa rialzarsi.
Non esistono soltanto i capi espiatori, ci sono pure i cammelli, sulla cui groppa, tutti, ma in particolare le persone più vicine, scaraventano pesi spropositati. Sfoghi, pretese assurde, indifferenza, fastidio, disattenzione, umiliazioni, attribuzione di colpe di ogni genere, trascuratezza, parole aspre, emarginazioni, lamenti…
Non si viene neppure sfiorati dal sospetto che a quel cammello-persona si deve dare qualcosa, e non solo pretendere tutto.
Qualcuno non riesce ad immaginare che quella persona-cammello ha delle esigenze, tine una sensibilità, ha bisogno di tirare il fiato, dissetarsi, riprendere forza grazie ad una parola buona, un gesto delicato, un apprezzamento, il calore di una mano, un sorriso, un ringraziamento convinto, qualche briciolo di tenerezza, una conversazione tranquilla guardandosi negli occhi.
Niente. Si continua, imperterriti, a buttare addosso alla solita persona-cammello, filo dopo filo, soltanto la paglia da portare. Si continua a tirare una caretta boia incalzandola con la solita litania del “non è niente”.
A un certo punto la persona si piega, senza rumore, senza il benché minimo scricchiolio di allarme. E noi a commentare ipocritamente: “Ma che storie! Per una parola, una piccola osservazione, una sbadataggine, una cosa da nulla, non è il caso di fare un dramma…”.
Quella era l’ultima cosa da niente, l’ultimo filo di paglia, leggero fin che si vuole, ma capace di spezzare l’equilibrio.
Quella cosa da niente, quel filo di paglia pesavano quintali, perché si sommavano a ciò che ci avevi messo prima. Che tanti altri, incoscienti e insensibili come te, avevano messo prima.
Ed è triste che ci si accorga dell’esistenza di un essere umano, soltanto quando questi non ce la faccia più, si spegne. Già, per “una cosa da niente”….
C’è da augurarsi che quel Bambinello, silenzioso e indifeso ci guidi ad accorgerci di chi ha bisogno di essere sollevato mentre sta abbandonato ai margine delle nostre esistenze che magari passa, vive inosservatamente all’interno delle nostre case Buona Giornata e Buon Natale!

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