Furto: attentato all’integrità della persona!

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Ieri mattina sono stato informato di un secondo furto, che l’amico Loris ha subito a distanza esatta di un anno, due malfattori hanno “sequestrato” il marito della figlia e poi hanno rubato quel che potevano rubare tenendo sotto scacco e la moglie che si è barricata in casa e il povero Loris dall’altra che sentita gli urli e non poteva fare nulla, terrorizzato di cosa potesse succedere….
Il discorso sulla giustizia e sull’onestà ci riporta necessariamente a parlare giorno dopo giorno di furti, rapine e ruberie varie. Partiamo da un dato di fatto inoppugnabile, il furto costituisce, si voglia o no, un attentato alla dignità della persona.
Se è vero che un individuo vale per quello che è, e non per quello che possiede, è altrettanto vero che nessuno può “essere” senza un minimo di “avere”. Per cui se io sottraggo maldestramente e magari con violenza qualcosa al prossimo, tocco la sua proprietà, in un certo senso diminuisco, almeno in parte, il suo “essere”.
Ne è prova il senso di umiliazione profonda, che Loris, e così tanti altri, avverte quando subisce un furto ed è vittima di una rapina. E ciò indipendentemente dalla roba che è stata sottratta. E’ la sua persona che viene offesa, subisce un insulto irreparabile, si sente irrimediabilmente “diminuita”.
La proprietà, per quanto piccola, è pur sempre una componente essenziale della libertà di un individuo. A ciascuno di noi Dio ha assegnato un pezzetto del suo mondo, o una parte dei beni della terra, perché ne goda, sia pure non come proprietario assoluto, ma in qualità di amministratore, e anche perché ne faccia parte agli altri.
Resta pur sempre il diritto di poterne disporre nella sicurezza, sopratutto quando la proprietà è frutto di lavoro, fatica, intelligenza, sacrifici, intraprendenza, avvedutezza.
Non bisogna lasciarsi fuorviare, spinti magari da un pietismo imbecille, da slogan del tipo “la proprietà è un furto”. Occorre distinguere. Certi possedimenti, indipendentemente dalla loro reale e concreta consistenza, rappresentano una conquista faticosa, legittimata da un sudore rispettabile ed encomiabile, profumata da onestà.
Si invoca sicurezza e giustizia ci vengono dati in cambio campionari dei più disparati furti, scippi e rapine che rimangono senza giustizia!
Sto  cercando di immaginare che cosa avrebbe detto mio padre se fosse esistito ora e avrebbe assistito magari all’arresto e alla scarcerazione di questi signori, che spesso e volentieri giustificano il loro operato con frasi del tipo “anche gli altri fanno così”….
Penso non avrebbe detto nulla, semplicemente, avrebbe magari sfilato la cintura dei pantaloni. Le cinghiate non sarebbero state una “punizione” per il fatto in sé, le cinghie avrebbero fatto ringoiare le frasi idiote, gli atteggiamenti da menefreghisti che ci stanno portando sempre più in basso.
Preghiamo, un pò tutti perché si riesca a recuperare il senso della misura, e che ciascuno dia il meglio che c’è in noi e non con il peggio che c’è negli altri. Buona giornata.

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