Domani

domani“Non dire al tuo prossimo: Va’, ripassa domani, te lo darò domani, se tu hai ciò che ti chiede” (Pro 3,28). Il domani non ci sarà. E, comunque, rimandare a domani vuol dire mancare all’appuntamento con l’oggi. Non dobbiamo aspettare le grandi occasioni, gli appuntamenti straordinari per affermare, dire e compiere gesti di appartenenza. Cogliamo le piccole occasioni! Abbiamo sempre fretta, sempre cose urgenti da fare, faccende importanti da sbrigare. Siamo occupati da ben altri pensieri. E’ un mio chiodo fisso, dirà qualcuno! Ma la responsabilità si manifesta più nei fatti che con le parole. Non si tratta di fatti eccezionali, bensì modesti, piccoli. Se stiamo ad aspettare le grandi occasioni, le date memorabili per esprimere la nostra responsabilità, rischiamo di mancare gli appuntamenti che la responsabilità ha fissato, nel trascorrere delle ore ordinarie, assai poco solenni e che si inseriscono nella storia della nostra ferialità. Proprio quando non succede niente di straordinario, è il momento per far succedere lo straordinario nella responsabilità! La responsabilità più vera è quella che si esprime in gesti normali, che non hanno nulla di speciale all’apparenza. C’è qualcosa di peggio del rimorso per aver fatto del male. Ed è lo scoprirsi colpevoli per non aver colto la possibilità di bene nel campo della nostra Chiesa, della nostra comunità piccola o grande che sia. Allorché, nella responsabilità, si spenga la fantasia, quello è il segnale che si sta spegnendo qualcosa. Quando viene meno la capacità e la volontà di “sorprendere”, di produrre dibattito, ma tutto è risaputo, previsto, scandito dalla normalità, allora vuol dire che si sono e si stanno celebrando i funerali della responsabilità. Venendo meno la fantasia, ci si rifugia nel rimpianto lamentoso del passato, e nel nostro caso nelle recriminazioni. Le lacrime spuntano quando muoiono gli “oh!” di meraviglia. La memoria, allora, oltre che rifugio più o meno confortevole, può diventare una prigione, che paralizza il dinamismo della responsabilità. La responsabilità stessa, senza fantasia, si riduce a stanca replica, copione obbligato, rigidezza. In questa prospettiva, saltano le opposizioni fasulle tra il prima e il dopo. Il dopo è figlio di ciò che c’era prima. Crediamoci! Ci sono individui, che non esitano e definirsi cristiani responsabili e si giustificano così: “Io non faccio niente di male a nessuno… Io mi sento a posto”. Il non fare del male a nessuno rappresenta la loro legittimazione. Ma non è necessario scomodare Cristo per non fare niente di male, per stare al proprio posto. La responsabilità è fuoco che scotta. Solo chi è disposto ” a sprecare” la responsabilità, la mette in salvo. Non domani, ma oggi! Buona giornata!

Un commento su “Domani

  1. Il domani è una parola spesso abusata….hai ragione Padre Ermanno W il Presente il nostro oggi

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