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349x251 Immagine in evidenzaBuona DOMENICA! Riflettevo tra me e me, di tutto il chiacchiericcio, le stupidità che talvolta ci prendono la mano e la tastiera e ci fanno dire cose che non vorremmo dire….
Mi riferisco per esempio all’intervento e alle polemiche suscitate rispetto alla presa di posizione di Papa Francesco in merito al cosiddetto “IUS SOLI”.
Penso, che ciascun cristiano con del sale in zucca, è debitore e dovrebbe essere nato a quel tale, dottore della Legge, cocciuto, pedante, fastidioso che pose a Gesù questa domanda: “Ma chi è il mio prossimo?” (Lc 10,30).
Con la sua domanda ha provocato una risposta che mette in luce uno degli aspetti essenziali e originali della carità cristiana.
“Ma chi è il mio prossimo?”, pretende di sapere il dottore della legge, Gesù non risponde a questa domanda, anzi ne pone piuttosto un’altra, dopo aver presentato la situazione di un poveraccio ferito, sanguinante e stordito dalle botte.
Ossia: bisogna spostare il centro d’interesse! Il sapiente si colloca al centro, e pone gli altri attorno a sé: “ma chi è il mio prossimo?”.
Questo centro ieri come oggi non è l’io, ma chiunque si trova sulla nostra strada e ha bisogno di soccorso, di comprensione , di amore.
Il problema fondamentale per il cristiano non è quello di sapere chi è il suo prossimo, il problema essenziale è di “farsi prossimo”, spostando il centro dii interessa dall’io agli altri.Il samaritano non ha pensato tra se e se: “che cosa mi accadrà se aiuto sto disgraziato? Perderò tempo, sprecherò soldi, magari incapperò anch’io nei briganti…”, ma si è domandato:”Che cosa capiterà a sto disgraziato se io nego il mio aiuto, se io tiro diritto, se chiudo gli occhi e faccio finta di non vederlo?”. Ecco lo spostamento del centro d’interesse. Il samaritano si colloca nella prospettiva giusta: ossia partire dall’altro!
Dunque non si tratta di sapere chi devo amare, ma di rendermi conto che tutti hanno diritto al mio amore. Il “bisogno” è un titolo sufficiente per qualunque individuo ad avere il mio amore.
Devo accostarmi, farmi vicino, “prossimo” a tutti, specialmente a quelli che sono più lontani. L’amore cristiano elimina qualsiasi distanza, perché mi costringe a farmi “prossimo” a chiunque incontri sul mio cammino.
Iniziando questa giornata, la giornata del Signore, proviamo a balbettare: “Dacci oggi il nostro amore quotidiano… Fà o Signore, che sia un buon prossimo per tutti quelli che incontro”. Sarebbe e si realizzerebbe concretamente l’augurio con cui ho aperto questo mio intervento: una Buona Domenica!

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