I nemici della nostra gioia…

Qualche giorno fa ho postato su Facebook una mia immagine nel quale sorridevo apertamente, probabilmente in modo poco “sacerdotale”, ma ero felice…, stavo trascorrendo qualche giorno di riposo con i miei fratelli che vedo molto raramente! Quella foto ha destato tante reazioni, tanti i “mi piace”, qualche disapprovazione e anche qualche messaggio di stupore, non ultimo quello di un Vescovo amico (…non il mio!), che mi diceva: “sei proprio felice!”,
E la cosa mi ha fatto riflettere…
Penso che uno sbaglio grossolano di ottica ci segnala, a ogni svolta della vita, dei nemici esterni della nostra stessa gioia. ERRORE!
In realtà, l’unico nemico che può toglierci, rapinarci la nostra gioia, si annida e cova dentro di noi. Siamo noi! I nemici esterni non hanno la possibilità di rapirci la gioia. Parola di Gesù: “…e la gioia vostra nessuna ve la strapperà” (Gv 16,22). CAPITO? Nessuno può strapparcela…. NOI SI’!
Nonostante le mie traversie, i fatti dolorosi della mia vita, le incomprensioni, le invidie, le cattiverie, ho capito, anche grazie alla conoscenza di quel “mostro” di San Filippo Neri, l’apostolo della Gioia, che non ci può essere gioia vera quando uno prende troppo sul serio se stesso!
La base sicura, solida e consentitemi “sana”, della gioia è data dal sentirsi parte di una comunità, dell’insieme, e non l’unico interprete, regista di ciò che ci succede, e di ciò che facciamo succedere.
Non per nulla una delle più grandi esplosioni di gioia di tutta la storia, il Magnificat, è scaturita da una Creatura che sapeva e voleva essere “parte”,  “umile” di un progetto.
Si penso proprio che l’umiltà, quella vera, possa essere l’arma che procura la gioia, perché ristabilisce e rispetta le proporzioni, perché rimette a posto la gerarchia dei valori alla quale fare riferimento e su cui poggiare la propria vita!
Sorridiamo per ciò che siamo e per ciò che facciamo, seriamente “sorridiamo”. Non prendiamoci troppo sul serio. A sentire parlare certe persone, al sentire come “si raccontano” si ricava l’impressione che senza la loro opera in quell’ospedale, in quella scuola, in quell’ufficio succederebbe il finimondo, il caos. Senza il loro “apostolato” parrebbe che l’inferno dovrebbe essere popolato da un’infinità di clienti. Si dovrebbe concludere che Dio ha creato il mondo con il loro permesso!
Dovremmo, io ci sto tentando, avere in noi la “gioia dei servi inutili”!!! Provare a fare ciò che di deve. E farlo nel migliore modo possibile, e sentirsi “inutili”, allora la gioia, il sorriso è assicurato! Per chi viola un esempio pratico di ciò che significa quello che ho appena scritto, gli suggerisco un esempio: Papa Giovanni. Nel suo sorriso, in quel sorriso c’è la più stupefacente garanzia di quanto ho affermato. E allora meno musoni e più sorrisi: veri, autentici, che partono dalla gioia del cuore, nonostante i “se”, “ma” e “però”…
Buona giornata!

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