Perchè?

«La bellezza salverà il mondo»: così scriveva Dostoevskij e così ripete papa Francesco nell’ultimo capitolo della sua enciclica: la bellezza, come motivo di speranza e come via concreta per una comprensione dalle bruttezze del mondo contemporaneo. Ed è difficile pensarlo oggi dopo l’attentato in Spagna dove morte, terrore e paura ci stanno assalendo.
È solo una fede grande che fa la differenza e rende quel succedersi di giorni, di gesti ignobili, ingiustificabili e assurdi un’avventura unica, perché vissuta sotto lo sguardo di Dio. Non è sempre facile perché la fede è messa alla prova dalla quotidianità più che dagli avvenimenti particolarmente avversi ed inconcepibili, ma in realtà è nel quotidiano, che si consuma per noi cristiani il martirio, ed è quello più difficile.
Perchè?…. da più parti ci si chiede, perchè questo dolore, questa violenza….
A volte, forse, Dio non ci toglie le difficoltà, la drammaticità di assistere a questi gesti inumani, incomprensibili ma ci aiuta a santificarle e a viverle vicino a Lui.
Penso che solo trovandosi in certe situazioni difficili, abbiano un senso profondo tutte le espressioni dei salmi e dei personaggi del Vangelo, che altrimenti suonano un po’ datate e per lo meno esagerate: ad esempio che significa «Dio vieni presto a salvarmi»?
Non è che ne abbia molto bisogno! A voler bene guardare, ogni nostra azione sono in fondo corrette e oneste e mi «salvano» abbastanza, non sono certo a livello del degrado sociale che vedo intorno.
È relativamente semplice essere cristiani di facciata, in modo borghese, frequentando la chiesa o il mondo del volontariato o anche pregando un po’ per proprio conto; diciamo quel tanto che basta per sentirsi in pace con la propria coscienza, non faccio male a nessuno, anzi, ai miei «titoli» borghesi (laurea, famiglia regolare, lavoro di un certo livello) unisco, come titolo aggiunto, l’essere un benpensante cristiano; sono insomma, la classica brava persona.
Se invece si accetta di lasciarsi sconvolgere la vita dal Vangelo, se si vedono come rivolte a sè le parole di Gesù, tutto si complica e, improvvisamente, hanno un senso le misteriose parole «non sono venuto a portare la pace, ma la guerra».
Già, guerra all’uomo vecchio, alle opere del peccato, alla pigra pace di chi non si pone mete alte e «sta bene così».
Anche di fronte alla pazzia dell’uomo, occorre che ciascuno di noi faccia pace con la debolezza, lottando sì, ma serenamente, senza disperazione, «santamente insoddisfatti», accettando di continuare a presentarsi a Lui, coperti di polvere e fango; avere l’umiltà di farsi lavare non solo il capo, ma tutto il corpo e sentirsi figli e bambini bisognosi di tutto.
Signore, oggi voglio presentare a Te, questi pensieri, voglio presentarti tutta la mia incomprensione per ciò che accade, Ti chiedo di visitare di nuovo “sempre” questo desiderio profondo di pace, ti presento anche le tante lacrime da asciugare perché Tu le benedica e Te ne faccia carico.

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