Liturgia Domenicale XI Dom. TO (14 giugno 2014)

Bricciole VangeloDal libro del profeta Ezechiele 17, 22-24

Così dice il Signore Dio: «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

Dal Salmo 91/92: È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

I1 giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5, 6-10

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione – siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Dal vangelo secondo Marco 4, 26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.


Il seme che germoglia

«Sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi»: san Paolo non fa giri di parole! Per essere graditi a Dio c’è da sforzarsi… Graditi non vuoi dire amati! È chiaro che l’amore di Dio è fuori dubbio e totalmente gratuito! Graditi vuoi dire corrispondenti al suo volere e, quindi, pienamente realizzati.
C’è da sforzarsi semplicemente perché abbiamo a che fare con i nostri limiti e le nostre nefandezze di poveri peccatori… Non solo: abbiamo a che fare pure con la nostra fragile e scarsa fede! Credere che valga la pena lottare per qualcosa di più grande, credere che al capolinea della nostra vita avremo a che fare con il giudizio di Dio, non è per niente scontato…
Per trovare le ragioni per cui lottare ed impegnarsi è necessario avere la certezza che la storia, la nostra storia, ha un senso! Si tratta dì un senso non immediatamente fruibile, ma che giorno per giorno si dipana e si svela… Gesù ci parla del Regno di Dio come di un seme: «Il regno dì Dio è come un uomo che getta il seme sul terreno, dorma o vegli, dì notte o di giorno, il seme germoglia e cresce».
Questo annuncio è capace di infondere una grande speranza, nel momento in cui arriva a toccare il nostro cuore! Il seme del bene, dell’amore, della giustizia, della verità, sta crescendo… Ora è sotto terra … ma al momento opportuno sarà pianta ricca di frutti! Noi lavoriamo perché il terreno nel quale è seminato possa essere concimato e irrorato: il resto non è di nostra competenza…
Sono convinto che vada riscoperto il primato di Dio: abbiano preso troppo in mano noi le vicende della storia, quasi che tutto dipendesse da noi… Non possiamo che deluderci e sentirci dei falliti! Riprendiamo coscienza che noi siamo “umili servitori nella vigna del Signore” e la mano di Dio non tarderà di stupirci…

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