Il popolo di Dio nella notte….

PSV1252323946PS4aa4f26a02009Assisto, frastornato all’atto di violenza terroristica in Francia, che non ha giustificazioni. Le domande sono tante ma di fronte a gesti e all’uccisone barbara di uomini non trovo alcunché da dire. E’ notte! La notte dell’uomo, dell’umanità!

La notte non è mai mancata ai credenti. La notte ci è stata descritta come qualcosa riservata ad un lite: ai santi ai mistici.

Oggi non vi sono più luoghi protetti… Sin dalla più giovane età l’uomo è gettato in un mondo dove tutte le opinioni, tutte le credenze e tutti i sistemi di valori si fiancheggiano apertamente. In questo mondo, il nostro, la fede non può essere semplicemente la lezione imparata! Esige da ciascuno una scelta di valori, un approfondimento sull’esistenza. Essa è legata ad un cammino umano, e nessuno può fare questa esperienza al nostro posto! Fosse anche l’esperienza del non sentirsi sicuri e minacciata dalla violenza altrui.

Oggi come al tempo dell’Esilio, che ha riguardato i nostri antenati nella fede, il credente è lasciato alle sole forze del suo cuore; è rinviato all’essenziale “nudità” dell’uomo, egli non sa più in anticipo quali sono le vie di Dio.

Anche di fronte ai fatti di Francia, la fede diventa una avventura che si congiunge alla grande avventura umana, essa non è più qualcosa di aggiunto. Il credente, noi, camminiamo con gli altri uomini: nella medesima notte! Ciascuno di noi deve ascoltare le voci profonde del mondo e lasciarsi interpellare da esse. Ed è proprio al livello di questo cammino umano che egli è invitato a comprendere in un modo nuovo la Parola e a scoprire i segni.

Nonostante dubbi, perplessità, risentimenti la fede spogliata si apre ai quattro venti dello Spirito. Oggi come ai tempi dell’Esilio, lo Spirito soffia! E soffia, ahimè, in tempesta, precisamente là dove tutti i muri sono crollati. E il suo soffio è un soffio d’universalità. Essa rinnova e raccoglie gli uomini che vengono dagli orizzonti più lontani.

Un nuovo popolo di Dio è in procinto di nascere, al di là di tutte le linee di divisione!

“Che vedi tu Geremia?”, aveva domandato Jahvè al suo profeta, alla vigilia del disastro che stava per piombare su Giuda. Il profeta aveva risposto: “Io vedo un ramo di mandorlo”. E Jahvè a sua volta: “Hai visto bene, perché io veglio sulla mia parola per adempierla”. (Geremia 1, 11-12).

Il mandorlo è l’albero precoce che non aspetta la fine dell’inverno per annunciare la primavera: ha fretta di fiorire. Sui suoi rami nudi, ancora informi, la vita nuova esplode. I piccoli fiori bianchi spuntano e sfavillano fin sul più alto ramo. Nel paesaggio desolato, il mandorlo in fiore è un superamento luminoso. E il ramo fiorito brilla come un’alba nel mezzo della notte.

Al di là della violenza, della morte, del mistero del male della devastazione e della tormenta del nostro amato mondo, la Parola sulla quale Dio non cessa di vegliare è sempre la Promessa. L’inverno continua sui nostri solchi, sulle nostre vite, sulle nostre esistenze. Ma già in qualche posto, alla sguardo del Risorto, un ramo di mandorlo è fiorito.

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