Grazie CHIOGGIA!

CIAOCarissimi amici, in questi lunghi giorni che sono trascorsi dalla mia decisione di lasciarvi, le molteplici attestazione di sincera amicizia, di riconoscenza e di affetto da parte di alcuni di voi, ma anche le critiche, le accuse di tradimento, ho avuto modo di pensare, pensare a ciò che ci ha unito e diviso, a ciò che ha provocato un sorriso o un sogghigno di rabbia, e vorrei condividere con ciascuno di voi questi pensieri. Ci sono poche parole che fanno la reale storia della nostra vita e fra queste certamente possiamo ricordare il SI’ e GRAZIE. Carissimi, se noi guardiamo la nostra vita vissuta fino a questo momento, sicuramente troverete dei SI detti che segnano come una traccia un cammino. Ogni SI è lo specchio della nostra rassegnazione o della nostra gioia di vivere, del nostro arrenderci o della nostra capacità di lottare. Forse gli unici SI che non ci pentiamo mai di aver detto sono quelli pronunciati nelle gioie o nelle lacrime. Sono questi si che ci fanno camminare e crescere nella vita anche se pronunciati ad età adulta come la mia. Eppure dire sì non è facile. Intorno a noi e in noi ci accorgiamo di sì detti senza saperli dire, che possono fare della vita un cammino faticoso o sbagliato. Non è facile anche perché, dire sì, suppone sempre dire anche dei no. E dire no significa negare le tante cose belle, buone e giuste che la vita quotidianamente offre, ma saper scegliere fra queste ciò che è più bello, più giusto, più buono per la mia vita. E tutti questi sì, le ho pronunciati in questi miei anni vissuti tra di voi, in quest’anno vissuto a vostro servizio. Ma questa celebrazione eucaristica che insieme offriamo al Padre Celeste, mi permette di ricordare una seconda parola che rende reale, concreta ogni vita: il Grazie. Una parola che rende apparentemente piccolo, disarmato colui che la pronuncia, ma che in realtà rappresenta il passaggio obbligato per crescere per trasformare un dono ricevuto in cambiamento concreto! Un anno è un temo breve, un tempo che non può dire ne un prima né un dopo in termini di esperienze di incontri di reciproca conoscenza. Ma rappresenta, come per la vita di un nascituro, una tappa fondamentale: in quell’anno di gravidanza il bimbo si forma nelle sue parti fondamentali, nei suoi organi vitali. Un tempo che come ci dicono gli esperti, si voglia o no, segna l’esistenza di ciascuno di noi. E così lo è e lo sarà per me, per l’esperienza vissuta tra di voi! Grazie a voi tutti, grazie per avermi permesso di “nascere” come sacerdote, come educatore cristiano. Grazie per avermi permesso di sperimentare la bellezza dell’amicizia, dell’accoglienza del dono! Me ne andrò nella terra martoriata dal terremoto del 2012 in Emilia dove mi attende un lavoro in una comunità di 8 mila anime… Io, Voi tutti miei cari siamo pellegrini, pellegrini in cerca di felicità bisognosi di amore, da ricevere ma anche da donare, io poiché da voi ne ho ricevuto tanto di amore sento la necessità di donarlo a questa gente che come voi ha diritto a ricostruire un’esistenza….. Carissimi abbiamo un solo e unico tempo per amare, un solo e unico tempo per “ricevere” e per dare, e un solo meraviglioso tempo per VIVERE e quel tempo è adesso! Non si costruisce nulla e non si vive con i se e con i ma, che in questo momento sembrano riempire la bocca di molti che demotivati e delusi si sentono traditi, abbandonati! No la fedeltà del Signore è per sempre, nonostante scelte più o meno condivise. Si compia, si compiano percorsi, strade, percorsi di vita autenticamente cristiani in questa consapevolezza! Seguiamo, seppur lontani fisicamente, l’invito di Papa Francesco: Metti Fede e la vita avrà un sapore nuovo, la vita, la tua vita avrà una bussola che indica sempre la direzione; Metti SPERANZA e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro ma luminoso, per te e per chi ti sta accanto; METTI AMORE e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrati tanti amici che insieme a te camminano con coraggio! Mettiamo FEDE, mettiamo SPERANZA, mettiamo AMORE nella consapevolezza di essere pellegrini in cerca del volto radioso del Maestro: E se ci venisse la tentazione di ritenerci indispensabili, assolutamente necessari per affrontare difficoltà, perplessità che la vita anche della nostra comunità ci pone, non prendiamoci troppo sul serio e vi invito a ripetere la preghiera, la massima di san Filippo Neri, quando usciva ogni giorno dalla sua casa: “Signore mio non ti fidare di me… ”.

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