La Comunità e il Male (XXIII DOM TO 7 settembre 2014)

Bricciole VangeloMatteo parla alla sua comunità dando delle regole, delle norme, dei consigli. Non vanno presi alla lettera perché sono stati scritti per uomini che hanno vissuto duemila anni fa in un determinato ambiente e in una determinata cultura, molto diversa dalla nostra. E’ il tentativo di Matteo, di tradurre in pratica, in regole, in comportamenti, lo spirito di Gesù.

Noi dobbiamo rimanere fedeli non alle regole, che mutano nel tempo, ma allo spirito di Gesù. Perché mentre le regole cambiano secondo i secoli e i tempi, lo spirito rimane per sempre.

Il vangelo inizia col dire: “Se c’è una questione irrisolta fra te e lui… vacci di persona, da solo” (18,15). Il Levitico (19,17b) diceva: “Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui”.

La prima regola è: se hai un problema con Tizio, vai da Tizio a parlargli.

La seconda regola è: se non sai, non dire nulla. Se non sai, non dire nulla. Cioè: se non hai le conoscenze dei fatti, se non sei sicuro perché tu l’hai constato, sentito, sii prudente.

La terza regola è: se non sai perché l’ha fatto, non permetterti di dire nulla. Cioè: chiedi sempre il perché delle cose. Se non lo conosci, non dire nulla. Ci sono delle motivazioni che non conosci, che non sai o semplicemente si fanno delle scelte diverse dalle tue (ma non per questo sbagliate).

La quarta regola è: diamo ad ognuno le proprie responsabilità.

Poi per quattro volte viene ripetuto il verbo ascoltare…

Per alcuni ascoltare vuol dire: “Mi devi ascoltare, cioè, devi fare come dico io”. Ascoltare vuol dire: “Cerco di capire, attraverso le tue parole, che cos’hai dentro, cosa stai provando, cosa senti“. Ascoltare è: “Mi metto nei tuoi panni per capire/sentire dal tuo punto di vista”.

Non ti ascolto …se ho già deciso che tu hai sbagliato. … se non accetto visioni diverse dalle mie. … se alcune cose le voglio sentire e altre no.

… se quando tu mi dici qualcosa io mi chiudo nel mio silenzio oppure tiro su un muro oppure “non voglio sentire ragioni”…. se finché tu parli, io penso a cosa risponderti. … se ho sempre le risposte pronte per tutte le domande.

La comunità di Matteo come la nostra comunità non era perfetta e, come dappertutto, c’erano dei conflitti.

Queste parole dicono: non esiste una comunità, una famiglia, dove non ci siano conflitti o scontri. Litigare, entrare in conflitto, non vuol dire non amarsi. Vuol dire solo che si è diversi. E’ inevitabile!

Le difficoltà ci costringono a con-frontarci, a chiarire le nostre idee, ad allargare i punti di vista, ad essere umili, ad esporre i nostri punti di vista e a correggere le nostre visuali. Senza il conflitto e le difficoltà, non si cresce.

Decisivo è come noi, in una famiglia o tra marito e moglie o in una comunità, affrontiamo le tensioni e i conflitti. C’è una frase bellissima: “Se due si accorderanno per domandare una cosa il Padre ve la concederà” (18,18).

Ac-cor-dare vuol dire avere il cuore che batte alla medesima frequenza, in greco è sin-fonia. L’accordo è formato da note diverse: ogni nota è diversa ma insieme formano l’ac-cordo, la bellezza. Se due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Un mattino, come spesso accadeva, il califfo chiamò un indovino e gli raccontò il seguente sogno: “Ho sognato che i miei denti cadevano l’uno dopo l’altro e alla fine la mia bocca restava senza denti. Cosa ne pensi?”. “Oh! signore, non è un buon segno. Il sogno significa che i tuoi parenti moriranno prima di te e tu rimarrai da solo!”, gli disse l’indovino. Il califfo si rattristò e si infuriò a tal punto che ordinò all’esperto di non farsi più vedere. Quindi raccontò il sogno ad un altro mago. Questi gli rispose: “Oh! mio signore, è un buon segno. Il sogno prevede che la tua vita sarà lunga e che tu sopravvivrai ai tuoi parenti e camperai più di tutti!”. Il califfo tutto contento disse: “Che bel sogno!”, e diede cento denari all’esperto che lo aveva interpretato così bene. Poi ripensò a ciò che gli aveva detto il primo indovino e si disse: “Ma, mi ha detto la stessa cosa! Ma come potevo accettare una VERITÀ, così come me l’ha POSTA lui?”.

Anche la verità più BRUCIANTE si può dire con amore.

Non è tanto il cosa ma il come che ci fa PAURA. Non la verità da affrontare ma come ci viene posta.

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